Iraq: gli sciiti candidano Maliki
BAGHDAD.Sarebbe caduta su Jawad Maliki, «numero due» del partito Dawa (Appello), lo stesso del premier uscente Ibrahim Jaafari, la scelta dell'Alleanza sciita per il suo nuovo candidato alla guida del governo, su cui il Parlamento eletto in dicembre dovrà pronunciarsi domani, mentre la battaglia delle poltrone si preannuncia complicata anche per gli altri incarichi istituzionali. L'annuncio della designazione di Maliki è stato dato in serata dalla Tv satellitare araba Al-Arabiya, ma nessuna conferma ufficiale è ancora giunta dall'Alleanza sciita vincitrice delle elezioni di dicembre e che ora detiene la maggioranza relativa in Parlamento (128 seggi su 275). Secondo indiscrezioni, la riunione del Comitato politico supremo dell'Alleanza che raggruppa sette tra partiti e movimenti sciiti non avrebbe comunque riservato sorprese, e gli altri candidati alla successione di Jaafari avrebbero accettato di farsi da parte senza troppi problemi: Ali Al-Adib, «numero tre» del Dawa e considerato più vicino di Maliki al premier uscente; e Nadim Al-Jabiri, esponente del piccolo partito Fadhila.
Ma all'orizzonte, si profilano intanto nuove complicazioni per l'attribuzione degli altri incarichi istituzionali su cui il Parlamento dovrà pronunciarsi, e in particolare sulla scelta dei due vice che dovranno affiancare il presidente della Repubblica, poltrona per cui resta favorito il capo dello stato uscente, il curdo Jalal Talabani. A sparigliare le carte, è stato l'ex premier ad interim Iyad Allawi (sciita), che ha avanzato la sua candidatura in aggiunta a quelle degli esponenti sunnita Tareq Al-Hashimi e sciita Adil Abdul Mahdi. «Non c'è nessun articolo della Costituzione che stabilisca l'appartenenza confessionale degli iracheni che devono occupare incarichi statali», ha affermato il laico Allawi, in aperta polemica con l'Alleanza sciita. E analoghe difficoltà sembrano prospettarsi per la scelta di uno dei due vice del futuro premier.