La Francia nega il visto al ministro di Hamas
ROMA. Mentre la Francia, dopo avere sostenuto la necessità di non tagliare gli aiuti umanitari ai palestinesi, è stata ieri il primo paese europeo a negare l'ingresso ad un ministro del governo guidato dal movimento integralista islamico Hamas, è scontro tra Abu Mazen e il governo di Hamas sul controllo dei servizi di sicurezza. E intanto Israele non esclude azioni militari in caso di nuovi missili lanciati da Gaza.
Il caso francese.Samir Abu Eisheh, responsabile del dicastero del piano, doveva arrivare a Parigi per prendere parte ad un forum internazionale ma il ministero degli esteri gli ha negato il visto di ingresso. Arriverà invece tranquillamente nella capitale francese il 27 aprile ed avrà anche un colloquio con il capo dello stato Jacques Chirac il presidente dell'Autorità palestinese Mahmud Abbas. Il visto negato è la prima e più evidente conseguenza sul piano politico della decisione europea di sospendere qualsiasi contatto politico con gi esponenti del movimento radicale.
La decisione francese è stata spiegata dal portavoce del Quai d' Orsay, Jean-Baptiste Mattei. «In accordo con i nostri partner europei - ha detto - non abbiamo dato un seguito positivo alla richiesta di visto. Questa decisione scaturisce dalla posizione europea, cioè la sospensione dei contatti politici con il governo palestinese» fino a quando non avrà accettato le condizioni poste dalla comunità internazionale, in particolare la rinuncia alla violenza e il riconoscimento dello stato d' Israele.
Gli ordini da Damasco.Sono giunti da Damasco, la capitale siriana che ospita i dirigenti in esilio della Jihad Islamica, gli ordini per l'attentato kamikaze di lunedi scorso a Tel Aviv, che ha fatto 9 morti e 60 feriti: lo ha detto ieri il premier israeliano Ehud Olmert, ribadendo le accuse di appoggio al terrorismo lanciate in passato dallo stato ebraico a Siria e a Iran. «L'ordine di perpetrare l'ultimo attentato è venuto da Damasco» ha affermato Olmert ricevendo un gruppo di senatori americani. Nel colloquio, ha riferito la stampa israeliana, Olmert ha anche nuovamente accusato l'Iran di appoggiare il terrorismo palestinese. Secondo Israele, Teheran finanzia in particolare la Jihad Islamica, il gruppo armato responsabile degli otto attentati perpetrati dalla proclamazione della tregua informale all'inizio del 2005 da parte del'allora premier Ariel Sharon e del presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas).
Intanto l'esercito israeliano non esclude azioni militari su larga scala a Gaza se continuerà il lancio da parte dei miliziani palestinesi di razzi Qassam contro il territorio dello stato ebraico. In un' intervista al quotidiano Yediot Ahronot, il capo del comando sud Yoav Gallant ha ha avvertito che l'esercito potrebbe occupare nuovamente alcune aree della Striscia, in particolare nella zona nord, dove sono più attivi i miliziani. «Stiamo discutendo sulla opportunità di operazioni più aggressive» ha detto Gallant. «Potremmo avere la necessità di entrare nella striscia di Gaza per un periodo più o meno lungo se continuerà l'offensiva» dei miliziani.