Il crocefisso simbolo dell'identità italiana
Le recenti polemiche per gli interventi di esponenti ecclesiastici sul tema dei valori e del rispetto che agli stessi si deve anche sotto l'aspetto giuridico, amministrativo ed organizzativo di una società, porta inevitabilmente a qualche considerazione più specifica. La famiglia, la vita, la libertà di educazione sono state più volte occasioni di richiamo anche recente da parte della Conferenza episcopale italiana. Qualcuno non ha gradito parlando addirittura di interventi a gamba tesa in campagna elettorale, come se il periodo dovesse suggerire un silenzio che garantirebbe la non interferenza su questioni che riguardano le coscienze, un fatto che, evidentemente, per qualcuno è marginale o ininfluente rispetto alle scelte che siamo chiamati a fare.
Il problema è, invece, all'opposto di avere chiarezza sulle posizioni di ciascuno anche perché la nostra cultura, la nostra storia non sono strumenti da usare a piacere ma un patrimonio che va salvaguardato e riaffermato anche e soprattutto pubblicamente.
Ad esempio, in questo senso deve essere letto il richiamo al rispetto dell'attuale normativa che vuole tra gli arredi scolastici anche il crocefisso. Perché? E cosa rappresenta?
Non certo una volontà di prevaricazione come qualcuno afferma. All'opposto è il simbolo della civiltà e della cultura cristiana da intendersi come valore universale indipendentemente da una specifica confessione religiosa.
Non è un segno discriminatorio, al contrario, è il simbolo di una evoluzione storica e culturale e quindi dell'identità del nostro popolo ma non solo, è pure il simbolo di un sistema di valori di libertà, eguaglianza, dignità umana e tolleranza religiosa e quindi anche della laicità dello Stato in ossequio ai principi reiteratamente riscontrabili nella nostra Costituzione. Ed è naturale che a contestare su tale presenza nelle aule scolastiche siano coloro i quali reclamano il contrasto della presenza del crocefisso con la tutela dello stato laico unitamente a coloro i quali, come i fondamentalisti di altre osservanze religiose, contestano il principio della laicità dello Stato che vorrebbero subordinato alle leggi del proprio credo. Una strana sintonia ma in ogni caso estranea al nostro contesto culturale, normativo e costituzionale.
Si chieda ai dirigenti scolastici, alle autorità competenti il rispetto delle normative vigenti e si provveda per ripristinare in modo completo l'arredo delle nostre aule scolastiche dove in troppi casi il crocefisso è stato tolto, a volte sottratto per singole insofferenze. Al momento queste sono le regole, riaffermate pure a livello giurisprudenziale, e se ne deve il giusto rispetto.
Un'ultima considerazione rivolta a coloro i quali alzando un polverone hanno ritenuto che l'attacco all'unità dello Stato arrivi da una riforma che riafferma la devoluzione e quindi la maggiore vicinanza dei cittadini ai centri decisionali e non dall'azione continua, fastidiosa, arrogante di chi alzando il vessillo della pseudotolleranza vuole toglierci i nostri simboli che rappresentano l'identità, la dignità, il rispetto di ogni credo religioso e tutto quanto fingendo di non volere mortificare coloro i quali a tali valori non credono.
M. Teresa Iervasi NiuttaPavia
In ricordo di un maestro
morto troppo presto
Ricordo un uomo stropicciato, spettinato, sorridente, bambino.
Ricordo un uomo che credeva in quello che faceva.
Ricordo un uomo che sapeva stare con i ragazzi e sapeva leggere la vita con i loro occhi.
Ricordo un uomo che sapeva ascoltare.
Ricordo un uomo entusiasta, impulsivo, generoso, creativo, ironico.
Ricordo un uomo di grande sapienza scenica, di grande umanità e ricordo sua gioia quasi infantile nel fare le cose, senza mai risparmiarsi.
Quest'uomo si chiamava Gianfranco Bella, aveva 49 anni e se n'è andato improvvisamente pochi giorni fa.
Faceva il regista e l'attore e aveva lavorato per un prestigioso Teatro Ragazzi di Milano, il Buratto, ma il suo vero lavoro, quello per cui era nato, era insegnare ai ragazzi.
Cosi arrivava nelle scuole con la sua vecchia auto impolverata e si presentava in classe. A volte aveva tra le mani un libro, a volte uno scatolone con disegnato un viso nella cui bocca i bambini potessero infilare i loro disegni, le loro riflessioni, i loro perché su un argomento qualsiasi: la paura, le bugie, il sogno, la scuola, il viaggio...
E da li si partiva davvero e si esplorava non un luogo geografico, ma l'anima. E lui ascoltava, senza parere, giocava, e intanto costruiva una rappresentazione che era figlia di tutte quelle anime.
E i ragazzi si aprivano a lui, meraviglioso mix di padre-compagno-fratello maggiore-maestro, rigoroso, ma anche gioiosamente trasgressivo e alla fine si trovavano in scena e si raccontavano in modo autentico, senza diaframmi e senza paure.
Di tutto questo io e molti insegnanti e ragazzi che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene siamo infinitamente riconoscenti a Gianfranco col quale abbiamo condiviso fatica, polvere, imprevisti, pranzi, canzoni, ma soprattutto abbiamo vissuto la gioia di vedere un progetto prendere forma, l'emozione di scoprire che i ragazzi, attraverso il teatro imparavano di se stessi e dei compagni molto più di quanto la scuola e la vita reale avessero loro insegnato fino a quel momento.
Resta il rimpianto di non aver potuto trascorrere più tempo con lui, di non aver goduto più spesso della sua compagnia perché presi dai mille futili impegni della vita quotidiana, di non poter più sentire la sua voce sorridente...
Resta la certezza che, senza di lui, il teatro non sarà mai più la stessa cosa.
Maria Teresa CameraPavia
Il governo dell'Unione
per il bene di tutti
La campagna elettorale appena conclusa, nella sua particolarità, è stata una campagna che poco ha lasciato a una «normale» esposizione dei programmi nel rispetto del diritto di scelta degli elettori.
La strategia del centrodestra, non potendo far valere i risultati dell'azione di Governo perché poco attraenti, si è incentrata totalmente nello spaventare il Paese creando la paura. Con un'azione spregiudicata è stato deformato il programma dell'Unione inventando punti di programma inesistenti come, ad esempio la tassazione dei Bot che nonostante le ripetute smentite e chiarimenti era diventato il tormentone del mese di marzo.
Paura di un centrosinistra pronto a tassare qualsiasi cosa, paura dei comunisti già sulla strada di Roma per marciare su San Pietro con stivali e colbacchi, paura di uno Stato pronto a limitare la libertà dei cittadini.
Oltre alla paura, nel tentativo di spaccare il paese, si è cercato anche di mettere l'uno contro l'altro cittadini con idee politiche diverse.
Il continuo richiamo all'importanza straordinaria del voto perché si doveva scegliere tra due modi inconciliabili di vedere il mondo, il «partito dell'amore» contro il «partito dell'odio», fino ad arrivare all'offesa a più di metà degli italiani dando loro dei «coglioni» in quanto orientati verso il centrosinistra.
Anche dopo il voto questa «strategia della tensione» è continuata con le insinuazioni di brogli che avrebbero penalizzato il centrodestra, senza rendersi conto dell'assurdità della cosa avendo il centrodestra il controllo del Ministero degli Interni, delle forze dell'ordine e di tutti gli apparati di garanzia.
Tutta questa operazione dei risultati sicuramente li ha portati catturando quegli elettori che per mille motivi seguono poco la politica e verso quella parte di società che non avendo modo di raffrontare i programmi delle due coalizioni, per evidenti disparità di trattamento dei mezzi d'informazione, si sono sentiti minacciati.
Adesso si parla di un'Italia spaccata in due. L'on. Berlusconi diceva «andiamo avanti resisteremo», si continua, da parte di alcuni leaders del centrodestra, a fomentare un clima da guerra civile strisciante. Questa è un'azione pericolosa in quanto rischia di deformare la realtà e di dare un immagine di noi stessi sbagliata, sia che ci sentiamo di destra o di sinistra.
I Democratici di Sinistra sono un partito democratico, come lo sono i partiti dell'Unione, come lo sono i partiti della Casa delle Libertà. In tutto il mondo democratico l'alternanza di governo è vissuta come un evento «normale», anche noi dovremmo arrivare ad avere una visione della politica vissuta come scelta tra due modi diversi per raggiungere un fine e non come tifo e non accettazione dell'altro.
La coalizione di centrosinistra che guiderà il Governo nei prossimi anni non avrà l'obbiettivo, come qualcuno vuol far credere, della vendetta e della rivalsa, ma avrà il compito di risistemare i conti dello Stato ridotti a macerie, di rilanciare l'economia nell'interesse di tutti.
Non esistono italiani più bravi o italiani più cattivi, non esistono italiani che parcheggiano in doppia fila solo da una parte. Gli italiani non sono in guerra tra loro e indipendentemente dalle scelte politiche o dagli strati sociali quello a cui si aspira è il bene comune e una ripresa dell'Italia.
Massimiliano La CorteDemocratici di sinistra di Vigevano