L'ambasciatore Sanguini: Pavia crocevia di dialogo

PAVIA.«L'Università e lo Iuss di Pavia, con la Scuola Mediterranea in Scienza e Tecnologia dei Media a Tunisi, sono diventati un crocevia del dialogo tra l'Occidente e l'Islam nell'area del Mediterraneo. Ma possono contribuire anche all'amicizia con l'intera Africa». E' stato uno dei temi della conferenza tenuta dall'ambasciatore Armando Sanguini, direttore generale del ministero degli Esteri per i Paesi dell'Africa Subsahariana, al Master di Cooperazione e sviluppo dell'Istituto Universitario di Studi Superiori al collegio Santa Caterina. «Ho la soddisfazione e l'orgoglio - ha detto - di essere stato testimone attivo della genesi e dell'istituzione della Scuola Mediterranea di Tunisi (creata nel 2002, inaugurata nel gennaio del 2003 per iniziativa congiunta delle Università di Pavia e di Tunisi e oggi uno dei master internazionali dello Iuss, ndr). L'iniziativa ha avuto sin dall'avvio due valenze fondamentali: quella di esempio di un centro di sapere che riprendeva l'antico concetto universalistico dell'Università ponte fra due mondi, quello occidentale e quello islamico, che si guardano ma non sempre colloquiano, malgrado il Processo di Barcellona a partire dal 1992. L'operazione Tunisi non è stata un'operazione facile, ma alla fine è stata portata a termine grazie a due anni di sforzi tenaci e all'azione svolta dall'allora rettore Roberto Schmid e dall'allora addetto scientifico dell'Ambasciata di Tunisi Adriano Gasperi. La nascita della Scuola Mediterranea di Tunisi è tanto più significativa se si pensa che il partner tunisino ha come presidente un professore (Abdelrauf Mabhouli, ndr) che lungi dall'essere laico, è anche strettamente e orgogliosamente musulmano, a dimostrazione di come che l'ortodossia islamica non sia affatto incompatibile con un esercizio del sapere non vincolato a dei canoni di carattere ideologico-religioso».
«Che cosa può fare l'Europa per corrispondere al bisogno di Europa che sorge sull'altra sponda del Mediterraneo? - ha continuato l'ambasciatore Sanguini - Non siamo all'anno zero. Il rapporto tra i due mondi è di antichissima data, abbiamo comuni parametri di conoscenza».
Sanguini si occupa dell'Africa Subsahariana, comprendente 48 Stati. «L'Africa - ha detto - è un concetto geografico; in realtà ci sono molte Afriche, tante quante sono gli Stati della decolonizzazione. Noi siamo portati a ridurre l'Africa a un concetto unitario, ma è un errore. E' difficile vedere un'identità tra l'Etiopia, il Sudafrica o il Senegal, tanto per citare tre Paesi a caso. Il subcontinente subsahariano è un'area verso la quale si sta rivolgendo l'interesse dei principali attori internazionali, a partire dagli Stati Uniti e dalla Cina. Questa accentuazione ha portato a sottovalutare l'Africa che è fonte di opportunità, di rapporti di business, l'Africa delle straordinarie risorse energetiche e materie che stanno cambiando la scala di priorità di tanti Paesi al mondo». L'Africa - domandiamo, diventerà sempre più povera e disastrata o uscirà dal guado? «Ci mancherebbe altro - risponde l'amnbasciatore - che immaginassi un'Africa più povera, più malata, più affamata per il futuro. Credo che le Afriche abbiano le risorse per crescere. In Africa noi dobbiamo ritrovare nuove ragioni dell'interesse oltre che della solidarietà. L'Italia ha rapporti molto importanti in tutta l'Africa Orientale e in Sudan. In Sudan ho partecipato all'inaugurazione di un ponte, che è un ponte di partnership. Siamo presenti in Uganda, in Sudafrica, in Congo, che è un gigante avviato verso una prospettiva democratica, in Guinea Equatoriale e Angola, che hanno grandi risorse energetiche. Con tutte queste aree dobbiamo e possiamo sviluppare rapporti intensi, per fare in modo che le popolazioni trovino nei loro Paesi occasioni di crescita e di lavoro, non tanto per bloccare processi naturali di migrazione quanto per far crescere il mondo. Se riusciamo a sostenere la creazione delle classi dirigenti faremo un favore a loro e noi. (s. c.)