Le «Reti invisibili» alla caccia dei misteri del nostro Paese
PAVIA.Stasera alle 21 al Csa Barattolo di via dei Mille una serata per discutere di morti sospette e forze dell'ordine, di repressione e movimenti, anche sull'onda emotiva del recente episodio avvenuto a Como.
I giovani del Barattolo si riferiscono alla vicenda del 29 marzo 2006: Rumesh, diciannove anni, ferito gravemente alla testa da un poliziotto della «task force» antiwriters creata per combattere la microcriminalità.
Gli ospiti? Haidi Giuliani, madre di Carlo Giuliani, ucciso il 20 luglio 2001 a Genova, il Comitato «Verità per Aldro» che segue la vicenda di Federico Aldovrandi, di Ferrara, diciotto anni, morto durante un controllo di polizia la cui morte, contro l'evidenza dell'esame tossicologico è stata imputata ad un overdose. Ci sarà inoltre Francesco «Baro» Barilli, coordinatore di «Reti invisibili», network di associazioni italiane impegnate nella memoria storica, nella ricerca della verità e della giustizia su molte vicende che hanno insanguinato il nostro Paese dal dopoguerra ad oggi. «Cosa lega le vittime innocenti delle stragi italiane a quelle uccise dalle forze dell'ordine, dallo squadrismo neofascista, dalle organizzazioni mafiose? Fatti diversi uniti da un'unica strategia: la negazione della verità da parte degli apparati dello Stato, conseguenza di insabbiamenti, sottrazione di documenti processuali rilevanti, sostanziale archiviazione di tutti i procedimenti in corso».
Questa la tesi di Reti Invisibili, questo lo spirito della serata: senza l'accertamento della verità, i familiari delle vittime di stragi e omicidi compiuti da diversi responsabili sono diventati come invisibili, buoni solo per le ricorrenze e gli anniversari.
Anna Ghezzi