Per l'Italia il caro-bolletta è già emergenza

MILANO. Il petrolio a 71,40 dollari al barile (a Londra) costringe le famiglie a rifare i conti. Quanto spenderemo in più? Avremo riflessi sui prezzi al consumo? E sulle bollette di luce e gas? E che cosa potrà fare il nuovo governo? Non sono domande da farsi alla gita di Pasquetta, ma il brusco balzo del petrolio, ieri mattina, ha indotto la Federconsumatori a emettere un comunicato. «Il caro petrolio - si dice - costerà agli italiani 280 euro all'anno in più. Il Paese è in piena emergenza».
«Servono un governo e un serio piano energetico». Più in dettaglio, secondo Federconsumatori, per i carburanti gli italiani spenderanno 96 euro in più all'anno mentre sarà di 84 euro la ricaduta sui beni di largo consumo (a causa degli aumentati costi di trasporto). Tutto ciò senza contare le spese per luce e gas che, oltre all'aumento già calcolato di 60 euro all'anno, potranno vedere rincari di altri 40 euro, per arrivare cosi a 100 euro. Per questo il presidentre di Federconsumtaori, Rosario Trefiletti, chiede che «il Paese si doti di un governo che assuma immediatamente alcune decisioni fondamentali» in tema di risparmio energetico, fonti alternative, diversificazione delle fonti di approvvigionamento.
Ancora più nere le previsioni del Rie (Ricerche industriali energetiche) di Bologna che vede un rincaro, per gas e luce, di 150 euro l'anno, in base alle tariffe ora in vigore. Poi, se il prezzo dell'oro nero starà sui 70 dollari al barile, ecco nuovi aumenti di 51 euro per la luce e 42 euro per il gas (sempre calcolando i consumi di una famiglia media). Ne deriva che i 150 euro di aumento che già stiamo sopportando dovrebbero essere sommati ai 93 euro della 'nuova stangata", cosi da portare un rincaro totale per ogni famiglia di circa 250 euro.
Al Rie c'è un esperto di tariffe, si chiama Davide Tabarelli e fa questo discorso: «I rincari risentono fortemente della dipendenza dell'Italia dal petrolio. Con l'uso di combustibili alternativi, come ad esempio il carbone, l'aggravio si sarebbe dimezzato». Non solo, Tabarelli spiega che i prezzi della corrente elettrica non sono ancora stati aggiornati ai rincari del combustibile (parte dell'energia elettrica viene prodotta con centrali a petrolio). Dice Tabarelli che gli aumenti della luce finora sono stati contenuti «in attesa dei ribassi del petrolio che poi non si sono verificati». E quindi? «C'è un forte squilibrio - spiega - fra le tariffe della luce e il prezzo del petrolio e, dunque, spazi per ammortizzare i rincari non ce ne sono più».
Come dire che i petrolieri, per venire incontro alle esigenze del governo (che vorrebbe tenere basso il prezzo della corrente elettrica) in questi mesi non hanno aggiornato i loro prezzi? Proprio cosi. E come andrà a finire? Il presidente del Verdi, Pecoraro Scanio, ha un'idea: «No ad un nuovo aumento delle bollette: piuttosto bisogna ridurre i profitti-record dei petrolieri e delle multinazionali. Il nuovo governo investirà sull'efficienza energetica per ridurre la dipendenza dell'Italia dal petrolio».
Preoccupato per la dipendenza di tutti i Paesi dal petrolio è, piuttosto, il Fondo monetario internazionale (Fmi). Gli esperti di Washington dicono che questo rincaro «ha avuto un effetto meno nocivo sull'economia di quanto ne avrebbe avuto 20 anni fa». Come dire che l'economia mondiale dipende molto meno dal petrolio rispetto al passato. Ma ancora dipende, se lo stesso Fmi dice che un aumento dei prezzi del 10% comporterebbe una minor crescita mondiale pari all'1-1,5%. E' la stessa percentuale di crescita stimata per l'Italia. Vuol dire che se il petrolio resta a 70 dollari il Pil nel nostro Paese non crescerà? Dal Fmi una risposta arriverà nel fine settimana.