Dal mais la plastica e gli abiti del futuro

ROMA. Gli abiti del futuro saranno fatti di mais. E' la novità che - secondo quanto riferisce Le Figaro - arriva dal Salone Bio 2006 di Chicago dedicato alle biotecnologie. Davanti ad austeri manager e giornalisti del settore hanno sfilato nei giorni scorsi, tre eleganti modelli firmati dagli stilisti Oscar de La Renta, Halston e Elisa Jimenez, realizzati in un nuovo tessuto, l'Ingeo.
Ingeo - fa sapere Le Figaro - è una fibra tessile paragonabile al poliestere derivato dal petrolio ed è realizzata da NatureWork, la società che fa capo al gigante cerealicolo Cargill e che produce resine plastiche a base di acido polilattico derivato appunto dal mais. Il procedimento per la realizzazione del nuovo tessuto prevede la fermentazione lattea, quindi la polimerizzazione, quindi si passa alla trasformazione in acido polilattico (PLA) e infine in Ingeo. Presto con questa nuova materia - assicurano i profeti di questo nuovo tessuto - si confezioneranno, abiti, camicie, tee-shirts, cappelli, cuffie, sciarpe e gambaletti. Ma di Ingeo potranno essere fatti anche lenzuola, copri-materasso, federe o ancora assorbenti igienici e pannolini per bebè. Un particolare da sottolineare è che l'acido polilattico permette a NatureWork anche di ottenere tutta una gamma di materie plastiche biodegradabili e riciclabili: bottiglie, piatti, tovaglie da tavola, pellicole, vaschette e contenitori per cibo, sacchetti. «In ottanta giorni i nostri prodotti sono completamente degradati: provengono dalla natura e alla natura ritornano», assicura con una punta di malinconico romanticismo Dennis Mac Grew, numero uno di NatureWorks. Ma non è la sola NatureWorks ad avere gli occhi puntati sul mais. Metabolix, altra società americana di biotecnologie, ha appena creato dei batteri geneticamente modificati, capaci di trasformare lo zucchero di mais in microsfere di plastica che questi batteri accumulano nel loro citoplasma. Per Jim Barber, direttore generale di Metabolix, attraverso questi batteri si può produrre a scadenza «più della metà delle materie plastiche attualmente consumate». Barber ha anche annunciato la prossima costruzione in Iowa di una fabbrica in partnership con la società Adm capace di produrre 50.000 tonnellate di «bioplastica» per anno. Vede le cose in grande anche DuPont. La multinazionale è arrivata a far sintetizzare, attraverso i batteri geneticamente modificati un composto a partire dal quale si fabbrica una fibra tessile, la Sorona, paragonabile al Tergal. Il tutto consumando dal 30 al 40% di energia in meno dell'energia consumata usando la classica filiera petrolchimica. La fabbrica che DuPont aprirà a Loudon, nel Tennessee, produrrà 50.000 tonnellate di propanediolo «bio» all'anno.