I giovani chiedono più spazi e risorse

PAVIA.Si discute ancora di politiche giovanili a Pavia. Sembra che il sindaco, che da un anno ormai detiene la delega, non possa stare tranquilla. Due settimane fa alcune associazioni giovanili sono state contattate dall'amministrazione per una tavola rotonda di «progettazione» per rispondere alle istanze della popolazione giovanile pavese: ventitremila universitari e settemila studenti di scuole superiori. «A un anno dalle elezioni siamo al primo momento di confronto, non esiste un referente o un assessore cui rivolgersi», afferma Francesco Apeddu di Pavia in Serie A, e l'incontro non dà comunque molte speranze a chi si aspettava qualcosa di concreto: la promessa è «di incontrarsi ancora, a data da destinarsi». Il risultato? A sentire i rappresentanti di Pavia in Serie A, Spimo, Corsari, 'Unifree" e Giovani Comunisti non sembra proprio.
La percezione delle associazioni è che non si voglia fare nulla per sostenere quelle poche iniziative che esistono da anni. L'idea del gruppo di lavoro «per la promozione e l'ideazione di iniziative con l'amministrazione» è stata bene accolta (anche se Pavia in SerieA, che da anni opera in città non è stata invitata «per qualche disguido»), ma non è cosa nuova. «Già nella scorsa giunta si era lavorato insieme - racconta Egiziano Di Leo dei 'Corsari" - Ma dopo la fase di progettazione non si sono trovate risorse per la realizzazione».
E il Progetto giovani è rimasto un libretto stampato dal Comune con pagine e pagine di progetti completi (che prendevano in considerazione la viabilità, il problema degli spazi, come far conoscere gli eventi senza ricorrere alla necessità di 'attacchinaggio selvaggio"); c'erano e ci sono realtà operative disposte a realizzarle, a prevedere un percorso per valorizzare la città. Insieme.
Cosa chiedono le associazioni al Comune? «Risposte concrete e non parole», un elenco degli spazi disponibili, sapere se e quante risorse saranno destinate alle politiche giovanili, e soprattutto, un referente «perché il sindaco ha già tante cose da fare». Si chiede di non «calare un percorso dall'alto ma di promuovere le iniziative che vengono dai gruppi», che da anni operano insieme e vogliono intensificare la collaborazione. Un esempio è il 'Barattolo", che sta portando avanti un percorso di «allargamento della gestione» per uscire dall'«isolazionismo» di cui spesso lo si accusa. Alla 'Ciclofficina", i professori che fanno i corsi di lingua per migranti; le mamme che ogni seconda domenica del mese organizzano un mercatino per la «giornata dello scambio». E 'Unifree", un collettivo studentesco autonomo formatosi in autunno che porta avanti progetti di approfondimento extra-accademico e che lamenta «il rapporto a senso unico con la burocrazia universitaria». «Non ci hanno mai degnato di una risposta», afferma Pierpaolo Ciancio, e «il 'Barattolo" rimane l'unico spazio cittadino in cui dare sfogo alle nostre idee e ai nostri progetti». Un appello: «è necessario invertire il processo di chiusura del centro città: in quanto centro storico è di tutti, e l'amministrazione deve mediare le istanze dei 'residenti dormienti" e dei trentamila studenti che pagano tasse universitarie e affitti» e vorrebbero una città accogliente. (a. gh.)