«Sono ottimista per le provinciali»

PAVIA. Carlo Porcari, consigliere regionale pavese, diessino, sprizza ottimismo. Sarà, magari, una scelta d'immagine, ma la vittoria di Romano Prodi e del centrosinistra rappresentano per lui la miglior premessa per il voto del 28 maggio prossimo, ossia quando sarà rinnovato il consiglio provinciale ed eletto il nuovo presidente. Il centrosinistra ha già candidato l'ex-sindaco di Pavia, Andrea Albergati; il centrodestra opporrà Vittorio Poma, attuale assessore provinciale. Sfida tra cattolici, tra moderati (il primo della Margherita, il secondo di Forza Italia ma proveniente dal Partito popolare).
Porcari, parliamo anche di politica nazionale. Ci dica lei: avete vinto o perso?
«La vittoria del centrosinistra è stata, un risultato storico: per la prima volta la nostra coalizione ha superato i 19 milioni di voti, per la prima volta dal 1946. E con un'affluenza storica. Il dato finale ci dice che la maggioranza ha tutti i titoli per governare cinque anni. E dopo aver vinto su un terreno scelto da Berlusconi, visto che era stato lui a cambiare le regole elettorali. Per cui il suo comportamento, quello di queste ore, dimostra solo un accanimento e attaccamento persino morboso al potere che spaventa. L'Italia l'ha scampata bella».
D'accordo. Ma tutto questo entusiasmo non si può applicare al risultato provinciale...
«E' vero. Al Nord la Casa della Libertà è ancora in vantaggio. Anche se i dati ci dicono, ad esempio in provincia di Pavia, che Forza Italia perde l'otto per cento rispetto alle politiche del 2001».
Questione di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. La verità è che la distanza tra i due poli appare difficilmente colmabile.
«Non la penso cosi. Sono ottimista per il 28 maggio. E' però vero che dobbiamo trovare le parole per essere compresi dai cittadini che, malgrado tutto, hanno votato ancora Berlusconi. Credo che abbia inciso la paura, il timore per temi della libertà a rischio - fandonie, ma tant'è... -, delle tasse. Credo, tuttavia, che il mondo imprenditoriale e produttivo a tutti i livelli debba mettersi in un rapporto meno subalterno rispetto alla politica, rispetto alle tante mance e leggine che ha fatto il governo di Formigoni. Mentre noi, è vero, dobbiamo comprendere di più questa parte del Paese e quei ceti che temono la sinistra. Nei prossimi anni dovremo essere noi, e non tanto Formigoni, ad essere il raccordo con il Governo centrale. Certo, Formigoni resta abilissimo a comunicare, ma voglio ricordare che è il presidente della Regione che ha messo più tasse: dai 160 milioni di ticket sanitari ai 320 milioni di addizionale Irpef, per non dire delle tante famiglie che hanno un anziano in casa di riposo e che hanno dovuto sborsare di tasca propria quasi 200 milioni di costi sanitari. Tasse, e poi infrastrutture promesse e mancate. Come l'autostrada Broni-Pavia-Mortara che sarà terminata... nel 2025».
L'Ulivo è andato meglio della somma di Ds e Margherita...
«Vero...».
E voi vi proponete, per la Provincia, nuovamente divisi, partito per partito. Un errore rimediabile anche se come Ds avete già presentato la lista?
«Premetto che saremmo ancora in tempo per cambiare, manca un mese. Ma lo sapevamo anche prima che l'Ulivo era un soggetto importante e convincente. Credo molto nel progetto politico dell'Ulivo e sono favorevole al Partito Democratico, un progetto nell'interesse del Paese. Ciò non significa che nelle amministrative non si possa convenire per la presentazione di candidati con diversi simboli».
Insomma: la tattica suggerisce liste differenziate, la strategia resta quella del Partito Democratico.
«Esatto».
Lei è ottimista per le provinciali. Ma la distanza dal centrodestra è grande.
«Ho sempre sostenuto che ci saremmo trovati con 30mila voti a favore nei nostri avversari, ma questo non ha attinenza con il 28 maggio: allora i cittadini pavesi voteranno per giudicare nove anni di giunta Beretta-Poma, una delle più disastrose nella storia della provincia e forse della regione. Anche in questi giorni sono nei guai con la prova del bilancio e rischiano di essere pregiudicate le possibilità di investimento per il futuro. Se invece di fare inutili rotonde avessero finito la tangenziale di Vigevano, se avessero sfruttato le risorse per la formazione professionale, se avessero svolto una reale funzione di coordinamento tra i Comuni... Insomma, c'è da cambiare pagina, c'è da portare aria nuova in Provincia».
Avete di fronte una campagna elettorale difficile, inseguendo. Andrea Albergati ha il carattere più mite del mondo. Non ama apparire. Le sembra proprio il candidato adatto?
«Albergati è già in pista da tempo. Lui ha fatto molte iniziative, ma dobbiamo ancora investire nel comunicare il suo impegno. In effetti la campagna per le politiche ha messo in secondo piano il tema del rinnovo del consiglio provinciale. Ora inizieremo a fare sul serio».
Resta il problema dell'Udeur che non ha ancora dato l'ok alla candidatura Albergati.
«Francamente, la scelta è solo loro».
«Beh, sono stati sottolineati problemi programmatici dal neo parlamentare Francesco Adenti.
«Si usa il programma ancora in modo strumentale, è ancora la vecchia politica di questo partitino che ha avuto un grande risultato per l'abilità dei suoi dirigenti, ma che ha un consenso che è quello che è... L'Udeur deve decidere da che parte stare: da noi la politica non si fa con vecchi metodi. Se l'Udeur vuole far parte del centrosinistra bene, se vuole fare altre scelte le faccia. Ma nei confronti dei suo pochi elettori dimostrerebbe incoerenza». (f. ma.)