La Merck in crisi, scattano 120 esuberi
PAVIA. Solo un anno fa le voci di una possibile riduzione dell'organico erano state fortmente smentite sia dall'azienda che dai sindacati. Oggi si scopre che le indiscrezioni erano fondate. La Merck Sharp & Dohme, uno dei pochi pilastri produttivi rimasti ancora saldi a Pavia, dopo il progressivo sfaldamento negli anni del tessuto industriale cittadino, ha annunciato, nel corso di un incontro a Roma con le organizzazioni sindacali, l'esubero di 120 persone. Il piano di ristrutturazione dell'azienda farmaceutica porterà all'obiettivo di riduzione del personale entro il 2008.
Il taglio all'organico dovrebbe avvenire in questo modo: 60 lavoratori entro la fine dell'anno e 60 entro il 2008. Dei 360 lavoratori resteranno, nello stabilimento pavese, 240 persone. L'operazione è solo la punta dell'iceberg della situazione che l'azienda sta vivendo a livello mondiale. Situazione che si è complicata quando il gruppo, tempo fa, si è visto costretto a ritirare dal mercato il Vioxx, un farmaco antinfiammatorio. I 120 esuberi pavesi sono una fetta dei 7mila tagli che l'azienda intende effettuare tra le sedi sparse per il mondo. Di questi, 20 sono per la sede di Roma, e 120, appunto, per Pavia. E proprio allo stabilimento pavese i vertici dell'azienda, allo scopo di ridurre i costi, chiedono di sacrificare oltre un centinaio di posti di lavoro. Va precisato però che non si tratta del primo procedimento in questo senso. Negli ultimi due anni circa 60 lavoratori, tra abbandoni volontari e prepensionamenti, hanno già lasciato lo stabilimento. Nel piano attuale, però, solo una piccolissima parte è vicina alla pensione. Per il resto dei dipendenti (i cosiddetti 'indiretti", cioè coloro che non occupano settori produttivi) bisognerà trovare un' alternativa occupazionale. Questa è la principale preoccupazione delle Rsu: «Ci incontreremo a breve, insieme alle segreterie provinciali, con la direzione aziendale di Pavia per valutare le modalità e gli strumenti per rendere questo provvedimento il meno traumatico possibile». Le rappresentanze sindacali dichiarano anche che «la necessità di ridurre l'organico deve salvaguardare l'efficenza, la sicurezza degli impianti, la capacità produttiva e il livello dei siti. Siamo fortemente preoccupati per l'entità di questa ristrutturazione anche in una prospettiva futura occupazionale non ben definita».
Il timore è condiviso anche da Giorgio Mercuri, segretario provinciale della Filcem-Cgil, il sindacato dei chimici: «Il processo di ridimensionamento della Merck va avanti da tempo. Solo che finora l'operazione aveva avuto poco impatto sociale, trattandosi di incentivi alle uscite o prepensionamenti. Ora però l'azienda propone un ulteriore taglio, di 120 addetti. Questo potrebbe mettere a rischio la capacità produttiva dello stabilimento. Questa riduzione di personale non si accompagna a un piano di sviluppo industriale, non ci sono proposte su cui puntare per il futuro. Certo, è chiaro che la Merck ha un problema di carattere internazionale. L'azienda oggi è dentro una propspettiva pericolosa per il mercato. Non solo per il ritiro del Vioxx, ma anche per altri due prodotti che vanno incontro a scadenza di brevetto. Fattori che pesano sulla competitività dell'azienda».
«Le scelte sbagliate del gruppo dirigente di Merck - incalza Gianni Ardemagni, segretario della Femca-Cisl - hanno avuto delle ricadute sull'occupazione. Noi lavoreremo per ridurre gli eccessi occupazionali dichiarati. Chiediamo anche la ristrutturazione non sia traumatica, e di rafforzare l'ambito strategico, accellerando lo sviluppo di nuovi prodotti e salvaguardando l'assetto produttivo dello stabilimento».