«Si voti un'altra volta»

CITTÀ DEL VATICANO.«Voto spaccato. Ma il Paese è uno» con questo titolo a tutta pagina l'Avvenire calcava l'accento sul bisogno di ricomporre la frattura tra il popolo di sinistra e la Casa delle Libertà. «Con questo risultato si governa male» ha commentato Radio Vaticana, auspicando a breve un «ritorno alle urne» previo cambiamento della «legge elettorale». I risultati del 9 aprile non potevano che preoccupare la Chiesa e il mondo cattolico. I toni aspri di questi mesi sono stati reiteratamente denunciati dai vertici della Cei, cosi come la demonizzazione dell'avversario e la scarsa attitudine dei politici a volare alto. «Occorre che le due coalizioni abbassino reciprocamente i toni» è stata la sintesi del vicedirettore di Civiltà Cattolica, padre Michele Simone, evidenziando i rischi del protrarsi di un clima di campagna elettorale perenne. «Non giova il prolungarsi dello scontro. Va solo contro il bene del Paese». «E' tempo di superare i conflitti. In una società bisogna trovare un accordo», ha aggiunto il Cappellano di Montecitorio, monsignor Rino Fisichella, attento osservatore della vita politica. I vescovi che ieri mattina leggevano il responso delle urne esprimevano una speranza: che tra i leader politici di entrambi gli schieramenti possa prevalere il senso di responsabilità. «Nessuno ha vinto. L'Italia ha perso, perchè si è verificata una situazione di enorme e incomprensibile spaccatura»: monsignor Andrea Gemma, vescovo di Isernia, è stato tra i primi a lanciare un appello agli uomini di buona volontà: «si cerchi di ricavare dal male il bene». L'invito alla moderazione è stato il filo conduttore degli interventi degli ecclesiastici interpellati. «Quello che è emerso nella passata legislatura è stata arroganza, contrapposizione acerba, spesso ingiuriosa. Primo compito, dunque, sia ora quello di ricucire. Un compito che viene prima di tutte le altre falle del Paese, prima di economia, tasse, lavoro» ha aggiunto Gemma. «Possano in futuro i politici guardare più in alto» e «operare per la concordia» sociale, ha affermato monsignor Gino Reali, vescovo di Porto Santa Rufina, tutt'altro che stupito della polarizzazione prodottasi: «nei giorni scorsi, parlando con la gente, si capiva benissimo che il risultato sarebbe stato quello di un paese diviso in due». Radio Vaticana che ha affidato il compito di analizzare il voto ad un professore della Gregoriana (Antonio Baggio, docente di etica politica), ha incoraggiato a non demonizzare più gli avversari. «La tenuta di Forza Italia significa la tenuta di Silvio Berlusconi. Ora bisogna prendere atto che è solida e bisogna smetterla di demonizzare Berlusconi, senza nascondere che i problemi che il premier ha come il conflitto di interessi». A sentire il Meic - la più importante organizzazione di intellettuali cattolici - è chiaro che «è tempo di guardare avanti e lasciare alle spalle cinque anni difficili, ma senza ipotizzare scenari apocalittici o inutilmente repressivi». La Chiesa vigilerà e la sua voce continuerà a farsi sentire sui temi che le sono cari: difesa della vita, difesa della famiglia. «La Chiesa non può tacere di fronte a valori fondamentali che non possono essere sovvertiti» ha aggiunto monsignor Fisichella. «Che vinca l' uno o l' altro non ha importanza, noi cristiani dovremo sempre argomentare che la nostra posizione è sostenuta da una ragione forte e non debole», fornendo sempre «testimonianza in campo sociale e civile».