«Noi in carriera all'Unione Europea» Gli ex-alunni pavesi si raccontano

PAVIA. Lavorare per l'Unione Europea: proprio un bel traguardo dopo la laurea e il dottorato di ricerca per chi sogna carriere dirigenziali e funzionariali di altissimo livello e di grandi soddisfazioni professionali. Per ascoltare una dozzina di testimonianze di ex-alunni dell'Università di Pavia che ce l'hanno fatta, il Centro Orientamento dell'ateneo ha organizzato il convegno di ieri mattina a «Porte Aperte alle Imprese». «L'internazionalizzazione - ha detto in apertura dei lavori in Aula Magna il prorettore alla didattica Gianni Francioni - è una scelta obbligata per la nostra Università, che è europea da sempre. Uno dei nostri compiti è di formare intellettuali capaci di giocare un ruolo chiave nella costruzione della casa comune europea». Maria Antonietta Confalonieri, delegata per la mobilità studentesca, ha ricordato il valore dell'esperienza dei collegi pavesi, «che hanno trasmesso le esperienze tra alunni di diverse generazioni». Ciò è tanto più importante nell'epoca dell'euro-delusione.
«La sfida attualissima per l'Università - ha aggiunto Laura Pagani, delegata al Cor - è favorire l'incontro tra i laureati e le imprese, motivando i giovani ad affrontare un percorso professionale ambizioso».
Gerardo Mombelli, del Centro nazionale di informazione e documentazione europea (Cide), è partito da una riflessione dell'ex-banchiere europeo Tommaso Padoa Schioppa: «Scelsi il servizio pubblico, non gli affari nè la politica. La mia generazione fu fortunata e potè scegliere l'Europa, che oggi, invece, purtroppo non è di moda». «Oltre l'80 per cento degli italiani - ha aggiunto Mombelli - una volta fatta l'esperienza europea non tornano al loro Paese. In Italia la spinta innovativa si è esaurita, la scelta del servizio pubblico europeo offre grandi opportunità».
Ed ecco le testimonianze degli ex-alunni che hanno fatto una brillante carriera. Il biologo molecolare Umberto Bertazzoni ha fatto un bilancio del Sesto Programma Quadro 2002-2006 dell'Unione Europea nel settore delle scienze della vita e spiegato quali sono le priorità del Settimo Programma Quadro, che coprirà un arco più lungo, dal 2007 al 20013. Ha detto che ben 37 laboratori di ricerca italiani sono presenti nei 42 grandi progetti lanciati, ma c'è il problema che l'Italia investe poco in ricerca, solo l'1% dei prodotto interno lordo rispetto alla media europea del 2% e all'obiettivo del 3% fissato per il 2010 dalla Dichiarazione di Lisbona. I tre pilastri della ricerca per i prossimi sette anni su cui verranno fatte confluire le risorse d'investimento europee, ha concluso Bertazzoni, saranno le biotecnologie, la salute umana e la salute pubblica.
Nella prima parte della mattinata in Aula Magna hanno preso la parola gli ex-alunni in ambito scientifico. Giorgio Spinolo, chimico dell'Università di Pavia, ha parlato del suo lavoro di ricercatore al Sincrotrone di Grenoble. Il fisico Giacomo Ceccone ha raccontato l'esaltante esperienza al Joint Reearch Center di Ispra. Il farmacologo Marco Terreni ha illustrato la sua attività all'Emea, l'organo europeo chiamato ad approvare l'introduzione dei farmaci sul mercato. Ha chiuso le testimonienze scientifiche Paolo Salieri, raro caso di allevo ghislierian-borromeico, che si trova a lavorare alla Direzione generale Impresa e industria della Commissione Europea a Bruxelles in due settori della ricerca assolutamente innovativi: spazio e sicurezza.
Nella sessione successiva è toccato agli ex-alunni in ambito umanistico e delle scienze giuridiche, economiche e politico-sociali. Paolo Berizzi, che opera presso la Direzione generale Relazioni esterne della Commissione, ha trattato il tema know how e multinazionalità nell'amministrazione pubblica. Cristina Campagnoli, ex-allieva del collegio Nuovo, ha raccontato come opera presso la Commissione Libertà civili e giustizia del Parlamento di Strasburgo. Claudio Zucca ha trattato della sua attività alla Banca Europea degli Investimenti. Matteo Carlo Borsani delle prerogative delal Delegazione di Confindustria presso l'Unione Europea. Francesca Crippa dell'esperienza a Eurocities di Bruxelles, la rete delle grandi città per cooperazione, condivisione di esperienze e idee e lobbying europeo. Michele Ciavarini Azzi, che lavora presso la Fondation Pégase di Bruxelles, ha spiegato come si progettano iniziative per l'educazione all'Europa: il patrimonio culturale come matrice dell'identità condivisa. Roberto Zuffada, consulente presso il ministero dell'economia e della Regione Lombardia, infine ha trattato l'europrogettazione.
Filo conduttore di tutti gli interventi: vale la pena «rischiare» la carta del lavoro europea. (s. c.)