«Asporto il rene senza aprire l'addome»
PAVIA. Il rene affetto da tumore può essere asportato per via laparoscopica senza incidere l'addome. In pochissimo tempo il paziente torna a casa e il suo recupero è abbastanza rapido. Non molti sanno che la tecnica chirurgica viene applicata presso l'unità operativa di urologia della Istituto Clinico Humanitas di Rozzano diretto da un pavese di origine veneziana: Pierpaolo Graziotti. «Il tumore del rene - spiega - rappresenta circa il 4% di tutti i tumori e colpisce preferenzialmente il sesso maschile rispetto al femminile con un rapporto di 3 a 2. Ogni anno si osservano nel nostro paese circa 4000 mila nuovi casi di cancro renale. Esistono diversi tipi di tumori renali maligni, il più frequente è il carcinoma a cellule chiare».
L'esperienza chirurgica maturata negli ultimi cinque anni, grazie anche alla competenza del dottor Alessandro Piccinelli, responsabile della sezione di chirugia mini-invasiva, riguarda ormai più di cento casi trattati con successo. «Esse - continua il primario - hanno il compito di filtrare il sangue ed eliminare le sostanze tossiche. La sua insorgenza può essere favorita dal fumo di sigaretta e dall'esposizione prolungata ad alcuni metalli come piombo e cadmio o ad altre sostanze quali fenacetina e torotrast».
Il tumore del rene presenta un picco di insorgenza nella sesta decade di vita, anche se è sempre più frequente osservarlo in pazienti più giovani. Raramente da sintomi, il più frequente è l'ematuria, cioè emissione di sangue con le urine, frequentemente la sua diagnosi è occasionale in corso di ecografia addominale eseguita per altre ragioni. Proprio l'estensiva applicazione dell'ecografia consente di individuare il tumore del rene in stadio iniziale, quando ancora è localizzato all'organo. Di fatto il 90% dei pazienti arriva alla sala operatoria senza presentare sintomi ed in uno stadio di malattia localizzata, non ancora metastatica. In questi casi è possibile eseguire l'intervento in modo radicale e con intento curativo. «La terapia del tumore del rene - continua Graziotti - è esclusivamente chirurgica, visto che non esistono farmaci in grado di curarlo, e prevede l'asportazione completa dell'organo malato, del grasso che lo avvolge e della ghiandola surrenalica, intervento che viene denominato nefrectomia radicale. Questo intervento chirurgico, che fino ad alcuni anni fa poteva essere eseguito solo a cielo aperto attraverso una ampia incisione addominale, oggi può essere eseguito per via laparoscopica, attraverso 3 o 4 piccoli fori praticati nell'addome, con notevoli vantaggi per il paziente a parità di efficacia di cura oncologica rispetto alla chirurgia tradizionale. La chirurgia tradizionale a cielo aperto riveste ormai un ruolo solo marginale».
La prima pubblicazione scientifica su un caso di nefrectomia laparoscopica portata a termine con successo risale al 1991. Negli anni successivi questo intervento ha avuto grande diffusione nel mondo tanto che sono oggi disponibili numerose casistiche che contano centinaia di casi di neoplasie renali trattate con successo in videolaparoscopia. La diffusione di questo intervento è stata favorita dal grande grado di soddisfazione dei pazienti trattati e dallo sviluppo tecnologico. La prima fase e la creazione del pneumoperitoneo che consiste nell'insufflare gas, Co2, nell'addome attraverso un apposito ago detto ago di Verres. I tubi, o Trocars, sono piccoli tubi metallici di calibro di 1.5 cm e della lunghezza di circa 20cm, muniti di valvole e guarnizioni che consentono di introdurre strumenti senza che ciò comporti fughe di gas dall'addome. Attraverso uno dei trocars utilizzati, si introduce l'ottica laparoscopica che, attraverso una telecamera, trasmette l'immagine del contenuto addominale e ad un monitor. E' cosi che il chirurgo esegue l'intervento, guardando il monitor dove l'immagine viene magnificata in modo tale da consentire una visione delle strutture su cui si opera più precisa.