«Carenza mondiale di infermieri» L'Ipasvi alla giornata della Salute

PAVIA. La popolazione mondiale cresce, ma il numero di operatori sanitari non è adeguato. I numeri parlano chiaro: sono circa 53 milioni in tutto il globo e lavorano per fornire assistenza sanitaria di ogni tipo. Ma si tratta di una cifra ancora insufficiente: l'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) stima che nel mondo ne servirebbero almeno altri 5,7 milioni. Se ne parla oggi alla Giornata mondiale della Salute. La Federazione Nazionale collegi infermieri professionali, assistenti sanitari vigilatrici d'infanzia (Ipasvi) è stata scelta dall'Oms, insieme alla British Medical Association, come partner organizzativo dell'evento. E la sede pavese dell'Ipasvi, coordinata da Enrico Frisone, aderisce all'iniziativa internazionale.
'Lavorare insieme per la salute" è lo slogan che promuove l'evento. Protagonisti della giornata sono gli operatori sanitari impegnati «sul campo»: infermieri e medici ma anche le altre figure e persone che contribuiscono alla tutela della salute. Fulcro dei dibattiti sarà la carenza di personale sanitario e la necessità di sviluppare programmi di reclutamento e formazione, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. «La forza lavoro della sanità è in crisi - dice il direttore generale dell'Oms, Lee Jong-wook - e i piani per fronteggiare l'influenza aviaria, gli obiettivi di sviluppo del millennio e tutti i nostri sforzi per combattere le malattie prioritarie sono minacciati dalla carenza di operatori sanitari».
La carenza riguarda anche gli infermieri. Sono almeno 60mila quelli che mancano all'appello in Italia. Un buco di forza lavoro preziosa per l'assistenza sanitaria che si fa sentire soprattutto nelle piante organiche delle Regioni del Centro-Nord, dove si stima che gli infermieri necessari siano almeno 26mila.
In più, altri 32-35mila circa sono gli infermieri «non formati» perché la programmazione dei corsi di laurea ha assegnato agli atenei una media di 4-5mila posti in meno ogni anno, dal 1997 al 2005. Un quadro che spiega, ma non giustifica, lo sfruttamento degli infermieri attualmente in servizio, spesso oberati di lavoro e costretti a fare straordinari più di quanto sia tollerabile, con l'inevitabile rischio di influire negativamente sulla qualità degli standard assistenziali. La carenza di circa 62mila unità viene confermata anche se si fanno i conti con lo standard di 6,9 infermieri per mille abitanti stimato dall'Ocse come media nei Paesi europei, contro il 5,4 per mille dell'Italia.