Ecco un'altra "berlusconata" che rimarrà solo una promessa
Il termine «berlusconata» entra ormai di forza nella lingua parlata e pure nel lessico politico, sinonimo di forzatura propagandistica, di vanteria personale, magari di insulto rivolto agli avversari. La promessa di abolire l'Ici buttata là come un asso (il quinto?) al termine del duello televisivo con Romano Prodi, rientra - al pari dell'«utile idiota» (dei comunisti) rifilato al suo competitore - è fra le «berlusconate».
Non contento, ieri ha aggiunto l'epiteto di «coglioni» affibbiato agli italiani i quali «voteranno contro i propri interessi», cioè per il centrosinistra. Un personaggio fine, elegante, pieno di fair play.
Veniamo all'Ici, cioè all'Imposta comunale sugli immobili. Ecco, intanto è una imposta attribuita ai Comuni, che sostituisce trasferimenti erariali alle amministrazioni locali. Essa è stata gestita per lo più con mano equilibrata facendola gravare soprattutto su capannoni industriali, concessioni demaniali, supermercati, terreni agricoli, eccetera. Tant'è che, sui 10 miliardi di euro di gettito, l'Ici sulla prima casa ne fornisce circa 2,5.
Prima riflessione: la promessa di sgravio non meritava tanto teatro televisivo. L'aliquota ordinaria dell'Ici non viene già ora applicata alle fasce più deboli, cioè al 30 per cento dei proprietari di case. La sua abolizione favorirebbe, alla fine, i proprietari abbienti.
Seconda riflessione: la somma sostitutiva da reperire non è stratosferica e però, con la finanza pubblica già tanto in tensione, non si capisce con quale «magia» potrebbe venire scovata. C'è un sindaco del Polo, quello di Cagliari, che si esprime come il signor de Lapalisse: «E' un provvedimento realizzabile se il governo stanzierà l'equivalente da destinare ai Comuni in sostituzione di tale tributo». Lampante. E pensare che il suo Comune dipende per il 38,2 per cento proprio dall'Ici sulla prima casa.
Terza riflessione: la somma risulta comunque determinante per molti Comuni, a partire da quelli piccoli, 5.800 per 12 milioni di abitanti «che sono a rischio di estinzione», fa notare l'Anci. Pure i sindaci dei maggiori Comuni parlano, giustamente, di una nuova mossa demagogica. A tutto danno dei servizi sociali: scuola, trasporti, assistenza, ecc...
Durante il dibattito in televisione Romano Prodi ha chiesto al premier uscente dove troverebbe i 35 miliardi di euro che rappresentano il costo del programma del centrodestra e Silvio Berlusconi ha risposto: «Se ha tempo di trattenersi glielo dico dopo, in privato». A noi italiani, magari «coglioni», non ha spiegato nulla.
Con l'Ici da abolire, siamo alla quarantina di miliardi di euro. Altro che i 10 miliardi di costo dell'abbattimento del cuneo fiscale proposto da Prodi e mirato a riavviare il motore delle imprese.
Nella campagna elettorale del 2001 l'attuale premier promise l'abolizione dell'Irap (che serve a finanziare soprattutto la sanità). Non ha abolito un bel niente. Con l'ultima Finanziaria ha invece esentato dal pagamento dell'Ici gli enti religiosi, anche per immobili commerciali dalla solida redditività. Un bel regalo. A spese nostre.