«Il rilancio da nuove alleanze»
PAVIA. A dispetto del curriculum, rifiuta l'appellativo di 'politicante per professione". Stefano Losurdo, parlamentare uscente alla Camera e candidato per Alleanza Nazionale al Senato con un buon quarto posto, è convinto che la politica vada fatta a contatto con la gente. Per questo non ha mai abbandonato la sua professione di avvocato a Pavia, pur ricoprendo cariche politiche importanti. Considera, anzi, questo atteggiamento il vero segreto del suo successo. Per lui, che è stato anche coordinatore della Commissione agricoltura, inizia una nuova stagione politica.
Avvocato, visto il travaglio delle liste di alcuni partiti amici, come nel caso di Forza Italia, bisogna dire che a lei non è andata proprio male. Il suo è un quarto posto davvero blindato..
«Si, anche se non parlerei di posto blindato. Diciamo piuttosto sicuro, se teniamo conto che dovrebbero uscire i primi 4 o 5 candidati. Devo dire che, senza volere fare paragoni antipatici con altri partiti, ha pesato su tutto il sistema che ha dato al partito un potere assoluto. Nel mio caso ha giocato a favore il fatto di avere curato un settore importante come quello dell'agricoltura, e la scelta di avere privilegiato in dieci anni il rapporto con la gente. Faccio politica per passione, e questo è un aspetto che incide molto. Certo è che questa campagna elettorale è difficile per tutti».
Almeno lei è più abituato di altri esponenti locali che cercano per la prima volta di varcare la soglia del Parlamento. Lei era stato eletto nel 1996, quando ancora era in vigore il sistema maggioritario. In quell'occasione riusci a battere il candidato alla Camera Virginio Rognoni. All'epoca i nomi contavano più del partito. Ora è più difficile fare campagna elettorale?
«Diciamo subito che ho votato con convinzione la nuova legge elettorale. Ma ritengo abbia bisogno di aggiustamenti. Mi auguro anzi possa essere introdotto un sistema misto, con quale aggiungere al proporzionale il vantaggio del maggioritario, che sancisce un rapporto più diretto e positivo tra il candidato e l'elettorato».
Lei è passato dalla Camera al Senato. Non trova che in una campagna elettorale molto spersonalizzante, questo abbia reso più difficile il rapporto coi suoi elettori?
«La mia difficoltà in questa campagna è proprio quella di dovere spiegare e comunicare alle persone che ti conoscono, e sono disponibili al voto, che non sono candidato alla Camera ma al Senato. La gente si era abituata, dopo dieci anni di maggioritario, a votare il politico che rappresentava il territorio. Ora non è più cosi. Questo non mi ha impedito tuttavia di affrontare questa fase continuando a incontrare gli elettori ogni sera, in convegni pubblici della Provincia. Per uscire dalla crisi della politica, che cambierà di molto gli scenari futuri, bisogna cercare di avere un rapporto diretto con le persone, evitando contrasti e toni troppo accesi».
Veniamo al programma. In caso di elezione come pensa di coiugare le questioni nazionali con quelle locali?
«In questa campagna elettorale politica si vanno ovviamente a trattare aspetti di portata più generale. Si pensi ai grandi temi etici, alla famiglia, ma anche alla questione del lavoro, delle infrastrutture. Questo non impedisce di trattare anche aspetti di rilevanza locale. Penso all'agricoltura, ad esempio»
E poi?
Credo sia il caso di mettere in evidenza il problema delle sorti della sanità pavese, che è una sanità di eccellenza, ma ha bisogno di uno stimolo a mantenere questi livelli, attraverso un sistema di sinergie. La sanità non può essere solo un pennacchio che la nostra Provincia esibisce. C'è anche una questione sociale da valutare, per un'istituzione che assicura l'occupazione a migliaia di persone».
Qual è la prima cosa che farà se, com'è nelle previsioni, sarà eletto?
«Dopo le elezioni bisognerà mettere mano subito all'economia pavese, e convocare gli Stati generali. Pavia ha molti problemi in cui si interviene in modo episodico. Manca un progetto di rilancio dell'imprenditoria privata, che qui ha avuto una tradizione notevole. Non ci si può affannare ad ogni finanziaria per trovare quale lira per Pavia. Sarebbe invece opportuno che i rappresentanti di Pavia agissero secondo binari precisati e idonei a rilanciare lo sviluppo. Come? Io sono convinto che la città debba aprirsi verso Est. Pavia è la capitale culturale e storica della fascia a Sud della Lombardia. Troverebbe nuove opportunità lanciandosi verso Lodi, Cremona e Mantova, dotandosi di un raccordo stradale e ferroviario serio».