E ora Calvi punta a Pechino


PAVIA. Il caffè doppio stavolta ha funzionato meglio del solito. Due sorsi prima di avviarsi ai blocchi di partenza: un'abitudine, quella di Alessandro Calvi, che forse è diventata anche un piccolo rito. Ovviamente ci vuol ben altro che una tazzina di caffè per arrivare dove è arrivato il campione pavese: ben tre ori ai campionati primaverili italiani appena conclusi a Riccione. Ma soprattutto quello più importante, nella gara regina: i 100 stile libero. Nella sua collezione di titoli italiani assoluti questo è il quindicesimo sigillo, ma di gran lunga il più prestigioso. E Calvi in questa stagione non smette di stupire. Occhio al suo tempo sui 100, quel 49"30 che migliora di quasi tre decimi il personale: è la 7ª migliore prestazione mondiale dell'anno. Davanti ci sono solo il britannico Burnett, i sudafricani Schoeman e Neethling (battuti ai mondiali da Magnini, che quest'anno sui 100 non ha di fatto gareggiato), gli australiani Thorpe e Klim e Christian Galenda, sconfitto da Calvi, ma che in semifinale aveva nuotato in 49"27.
Alessandro Calvi, ai grandi risultati ottenuti si è aggiunta una notevole capacità di gestione, evitando di sprecare troppe energie prima delle finali.
«E' una capacità, quella di capire su che tempi stai nuotando, che pian piano ho maturato. Viene da una maggiore convinzione nei miei mezzi. Tanti atleti hanno bisogno di sicurezze fin dai primi turni. Io invece dico: se mi sento bene, perché spomparmi? Per la mia eccessiva sicurezza sono stato anche scherzosamente ripreso dal ct della nazionale, Castagnetti, perché in qualificazione invece di indossare il costume lungo (che dovrebbe garantire migliori performance, ndr) ho messo un normale slip. 'Dovresti avere più rispetto per gli avversari", mi ha detto. Però alla fine dei 100 l'ho visto emozionato, cosi come Remo Sacchi, il mio allenatore».
Prima dei 100 c'era il pensiero che poteva essere l'occasione giusta?
«Avevo buone sensazioni, pur non avendo alle spalle un allenamento massiccio. Ero preoccupato un po' per la tenuta, e infatti ho concluso le gare spendendo molto, e per i dolori che non mi hanno fatto dormire prima della gara con la dovuta tranquillità. I 50 sono stati una grande soddisfazione, ma per me era importante centrare i 100, la gara più bella. Sapevo che mi giocavo il titolo e che ero in grado di vincere».
Come ci si concentra prima di una gara cosi importante?
«Durante il riscaldamento ho cercato di non pensare ai dolori, ma alle buone sensazioni che avevo. Poi mi sono preso, come faccio sempre, un bel caffè doppio: io di caffè non ne bevo mai, per cui mi fa ancora più effetto. C'è chi lo prende per studiare, io per nuotare. E la caffeina non è doping...».
E in gara quando si è capito che poteva essere la volta buona?
«Non mi sono fatto condizionare dal fatto che sarebbe stata una gara veloce. All'uscita dalla virata, quando ero terzo o quarto, mi sono detto: 'Ora strappo". Solo ai 75 metri mi sono girato verso Galenda per guardare dove stava, perché gli altri due ero sicuro di averli già superati».
Quali sono gli obiettivi a questo punto?
«Intanto ho appena studiato una nuova partenza che mi può far guadagnare ancora uno-due decimi in gara, non l'ho usata a Riccione perché non volevo rischiare. Ora ci sono i mondiali in vasca corta di Shangai, ma il lavoro è finalizzato alle Olimpiadi di Pechino 2008, dove speriamo di centrare questa benedetta medaglia nella 4x100. Sono convinto, se tutto fila liscio, di poter scendere sotto i 49" per allora, il che nell'individuale mi può aprire le porte alla finale olimpica».
E' vero che il nuoto è importante ma non è tutto?
«Credo che questa filosofia sia la mia arma vincente. Il nuoto è tanto e lo sarà anche alla fine della carriera, ma non voglio rinunciare ai miei 23 anni, naturalmente usando il cervello. E poi vorrei restare nell'Arma dei carabinieri, dai quali ho avuto tanto e ai quali credo di aver dato parecchio. Ci tengo a ringraziare anche Lucio Zaninetti, che sarà sempre il mio fisioterapista, e la Fisiosport».
Che significa essere l'atleta pavese di punta in questo momento?
«Una grande responsabilità ma anche una grande soddisfazione. Sono orgoglioso di rappresentare una città e di sapere che tifa per te: è un grosso incentivo».
I compagni di nazionale che hanno detto?
«A parte Lorenzo Vismara, mio grande amico, mi hanno fatto piacere i complimenti di Magnini e quelli di Rosolino. Con Massimiliano c'è una sorta di sfida, naturalmente scherzosa: ogni volta che c'è lui in una finale cerco in tutti i modi di batterlo. Per ora comunque siamo 3-1 per me... Ma oltre ai nazionali ho ricevuto 52 sms sul mio telefonino dopo la vittoria. Poco alla volta risponderò a tutti».

Luca Simeone