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CATANZARO. Un patto col diavolo e un diabolico piano per depistare eventuali indagini, per convincere i parenti che tutto era a posto, per spartire con i propri complici un bottino goloso. Sono tante e forse non sono nemmeno finite le sorprese che di ora in ora emergono dalle indagini sul massacro di Caraffa, il luogo dove lunedi mattina la famiglia Pane, padre, madre e due figli, è stata trucidata con nove colpi di pistola. In carcere con l'accusa di aver partecipato attivamente alla strage, Claudio Tomaino, nipote e cugino delle vittime, racconta la sua storia. Una brutta storia, ancora piena di buchi neri, in cui si mischiano sette sataniche, affari sporchi e soldi, tanti soldi. In casa dell'uomo fermato la scorsa notte e sottoposto a uno snervanete interrogatorio in procura, i carabinieri del nucleo provinciale guidati dal colonnello Francesco Iacono hanno trovato un contratto con Satana. Un patto firmato col sangue (di natura ancora incerta) in cui il ventinovenne vende la sua anima al diavolo in cambio della felicità eterna e dell'impunità per il massacro dei parenti.
Sullo sconvolgente documento i dubbi sono ancora molti. Investigatori e magistrati, riuniti ieri per una conferenza stampa, non escludono che anche questo possa far parte del piano architettato dall'indagato per coprire il vero movente della strage, un movente che certamente si ricollega alle enormi quantità di denaro, provenienti dalla compravendita di immobili e terreni messi all'asta, che Tomaino e lo zio Camillo gestivano in coppia. Nella casa di Lamezia, dove l'uomo abitava con la compagna Daniela, a lungo ascoltata nelle scorse ore, è stato però sequestrato altro materiale sospetto; roba esoterica racchiusa in files e dvd, e poi libri e scritti sull'argomento insieme al caricatore di una pistola calibro 9 occultato 'con cura".
Per ora dunque, e mentre le indagini proseguono alla ricerca dei tre presunti complici (tanti ne ha indicati Tomaino) i militari non si sbilanciano. In 72 ore insonni molto è stato fatto. «Un lavoro eccellente che ha portato a questi risultati proprio grazie all'abilità e alla rapidità dei carabinieri», ha dichiarato ieri il procuratore capo Mariano Lombardi.
La ricostruzione degli avvenimenti racconta intanto che a tradire Tomaino sono stati soprattutto due elementi: l'uso spregiudicato dei cellulari e la malposta fiducia nell'omertà della gente locale, rotta dal contadino che sentendo gli spari chiamò subito i carabinieri mandando in fumo il piano di occultamento del delitto. Gli accertamenti tecnici hanno dimostrato che nelle ore del delitto Tomaino era a Caraffa; che alle due del pomeriggio si trovava a Paola dove, per sua stessa ammissione, aveva provveduto a parcheggiare l'auto dello zio; che dal cellulare dello zio Camillo, scomparso dal luogo della strage insieme a quello della moglie, sono partiti sia la telefonata ricevuta dalla zia Angelina, che l'sms mandato a un'altra zia. Due chiamate in cui l'uomo, spacciandosi per lo zio, avvisava i parenti che l'intera famiglia sarebbe partita per un mese per Torino, per un ricovero in ospedale della signora Annamaria. E ancora è stato provato che da Paola Tomaino ha raggiunto Lamezia in taxi, senza preoccuparsi troppo di essere visto.
Nel corso dell'interrogatorio, Tomaino, da tempo iscritto al poligono di tiro di Lamezia, avrebbe anche confessato che sua era l'arma usata uccidere. Una calibro 9X21 di fabbricazione slovacca non ancora ritrovata ma del tutto compatibile con i bossoli ritrovati sul posto. «Ma a sparare non sono stato io. Ho consegnato la pistola ad altri», avrebbe dichiarato Tomaino, inzialmente apparso 'calmo e senza emozioni". La freddezza dimostrata sarebbe però calata di fronte alle contestazioni e alle evidenze investigative, compresi i risultati dell'ispezione corporale subita la notte precedente, prima che scattassero le perquisizioni e il fermo fosse emesso.
Pressato dai magistrati l'uomo ha perso a poco a poco il controllo. E pur senza rendere piena confessione ha cominciato a sudare, a tremare e in parte a contraddirsi. Ma quando gli hanno chiesto perchè avesse ammazzato anche giovanissimi cugini la risposta è stata gelida: «La vostra concezione della vita e della morte è diversa dalla nostra». Le indagini proseguono adesso per verificare se l'uomo abbia agito da solo, cosa ritenuta improbabile dagli inquirenti. Il movente economico resta in primo piano ma tutto viene passato al setaccio.