Urbanistica, scarcerato anche Mulazzi


VOGHERA. Lascia il carcere anche il geometra Antonio Mulazzi, 55 anni, ex dipendente comunale, ritenuto dalla procura una delle figure-chiave dell'inchiesta sull'urbanistica, mentre domani il tribunale del Riesame di Milano esaminerà le posizioni di Osvaldo Ravetta e Paolo Foresta.
A metà settimana, invece, si deciderà la sorte dell'ingegnere Emanuele Villani, vice di Ravetta ai vertici dell'urbanistica comunale. Per quanto riguarda gli altri indagati raggiunti da provvedimenti restrittivi, l'ex funzionario di Palazzo Gounela, Roberto Secchi, e gli imprenditori Matteo Matti e Bruno Mariani sono tornati in libertà, mentre Pietro Mario Tarlocco e Angelo Garbagna (entrambi dipendenti del Comune) sono agli arresti domiciliari.
Il ricorso al Riesame è una tappa obbligata per i legali di Ravetta, Foresta e Villani (rispettivamente, gli avvocati Clelia Cazzola, Paolo Sturla e Ciro Orrico), dopo che il Gip del tribunale di Voghera ha rigettato in prima battuta le istanze di scarcerazione.
Cambia la posizione da indagato ad indagato, ma la linea della difesa è sostanzialmente univoca: gli avvocati giudicano eccessiva l'adozione delle misure cautelari e chiedono l'immediato rilascio dei propri assistiti o, in subordine, la concessione di una misura meno afflittiva (come gli arresti domiciliari).
L'ipotesi accusatoria nei confronti di Ravetta e Villani - capo e vicecapo della ripartizione - è quella di essere stati al corrente dell'attività illecita messa in atto da funzionari alle loro dipendenze, ma di non essere intervenuti; Foresta, nelle carte dell'accusa, viene definito un interlocutore «privilegiato» nei rapporti con il settore edilizia del Comune e il suo nome compare, in qualità di progettista e direttore dei lavori, nel capo d'accusa che coinvolge anche un assessore comunale in carica, il quale - secondo la ricostruzione del pm - avrebbe esercitato pressioni su Villani affinchè non ponesse ostacoli alla pratica che stava a cuore all'«amico» Foresta; quanto a Mulazzi, la procura gli contesta insieme a Secchi e a Garbagna i reati di corruzione, tentata truffa e associazione a delinquere; fra i tre - sempre secondo questa ipotesi investigativa - ci sarebbe stato un accordo in base al quale, dopo il varo della legge sui condoni (2003), i due funzionari completavano le pratiche che transitavano dallo studio del libero professionista, in cambio di somme di denaro (si fa cenno, in particolare, a 7mila euro che Secchi e Garbagna avrebbero percepito in tre tranche); per sdebitarsi, i funzionari «aggiustavano» le pratiche facendo si che ottenessero la sanatoria anche in mancanza dei requisiti necessari, oppure concedendo sconti sulle cifre da pagare per i condoni.
Si tratta, beninteso, di semplici ipotesi investigative, ancora tutte da dimostrare e il cui impianto passerà a un primo vaglio nell'udienza fissata per domani al tribunale del Riesame di Milano. L'attività di indagine di procura e Guardia di finanza, intanto, prosegue. Nelle ultime ore, sono circolate con insistenza voci sul prossimo arrivo di nuovi avvisi di garanzia, mentre sembra per ora congelata la possibilità di una terza ondata di arresti.

Roberto Lodigiani