Caccia, il piano divide il consiglio

PAVIA. Approvato per due voti, ossia con il contributo della maggioranza 'alleggerita" della Lega, i cui due consiglieri si sono astenuti. E con la protesta dell'opposizione, che ha abbandonato l'aula. Il Piano faunistico venatorio, presentato l'altra sera in consiglio provinciale dal professor Guido Tosi, ha affrontato l'esame più duro. Elogiato dal Centrodestra, che l'ha definito un grande lavoro di riorganizzazione, è stato additato dal Centrosinistra, che ha contestato alla giunta Beretta di non aver sentito il parere della Conferenza dei Comuni e della Comunità montana.
«Il parere è previsto dal Ptcp», hanno tuonato Ds, Rifondazione, Margherita e Italia dei valori. Poco prima l'autore del piano, il professor Tosi, con i suoi consulenti ne aveva illustrato i contenuti: un corposo insieme di previsioni e cartografie con l'obiettivo sia di regolamentare la caccia, che di tutelare il patrimonio faunistico della provincia. Gli aspetti salienti del piano sono il mantenimento dei cinque ambiti territoriali di caccia, con leggera modifica ai confini degli ambiti 1 e 2; l'individuazione di una zona appenninica, come anche di valichi montani importanti per l'avifauna migratrice; (in provincia sono sette); miglioramenti ambientali a carico dei Comitati di gestione degli Atc; l'introduzione della caccia di selezione agli ungulati; l'istituzione di un Osservatorio ornitologico provinciale.
Un piano di cui l'assessore alla partita Ruggero Invernizzi, è soddisfatto. «E' ben articolato, dettagliato e propositivo, un piano del quale mi ritengo anche orgoglioso - ha sottolineato - Per giungere alla sua elaborazione ci è voluto tempo, ci sono state difficoltà, ripensamenti, aggiustamenti. Difficoltà in particolare per quanto riguarda la revisione dei confini. Resta il fatto che la capacità di ascolto e la volontà di attenzione, unite alla oggettiva complessità dello strumento, hanno comportato un lavoro lungo e faticoso che ci ha portato a ridosso della scadenza del vecchio piano». «Esiste una norma regolamentare del Ptcp che prevede l'espressione di parere sul piano da parte della Conferemza dei Comuni - ha concluso Invernizzi - Ci siamo trovati ad una scelta pressochè obbligata: o rinviare l'approvazione del piano creando un vuoto normativo, oppure procedere all'approvazione in modo da determinare le dovute garanzie di salvaguardia, inviando al contempo il piano approvato alla Conferenza dei Comuni con l'impegno di tenere nel dovuto conto l'eventuale parere e riportare il piano alla valutazione del consiglio provinciale. Abbiamo scelto questa atrada che consideriamo seria e responsabile».
L'opposizione tuttavia ha puntato il dito. «La tasp è aumentata di 30 mila ettari, e sono tanti perchè cosi cresce del 20% la superficie utile alla caccia - ha sottolineato Giancarlo Mazza, capogruppo Ds - Ci eravamo posti l'obiettivo di un'equa distribuzione cacciatori/territorio, ma credo che sia abbastanza lontano. Ricordo che domani (oggi per ci legge ndr) scade quello in vigore, quindi la giunta l'ha elaborato per far fronte ad un'urgenza». Ma è sulla procedura che Mazza, Maurizio Visponetti (Margherita) e Flavia Fulvio (Italia dei valori) hanno insistito. «Visto i pochi incontri effettuati, dire che c'è stata ricerca di condivisione mi sembra una forzatura - hanno sttolineato - Per le caratteristiche proprie, il piano deve sottostare a precise regole per l'adozione: il Ptcp prevede che sul piano faunistico venatorio si acquisisca il parere della Conferenza dei Comuni e della Comunità montana».
Una sospensione di cinque minuti per un confronto tra i capigruppo non ha portato ad una mediazione. Nonostante le parole di Gianluigi Secchi, capogruppo di Forza Italia: «Si prende atto della volontà dell'assessore Invernizzi di sottoporre, nei prossimi giorni, il piano alla Conferenza dei sindaci e poi di ripresentarlo per l'approvazione definitiva». «Atto illegittimo», ha tuonato Visponetti; «Fa specie il fatto che il consiglio provinciale abbia adottato un Ptcp con precise regole, e poi sia il primo a disattenderlo».
ha aggiunto Flavia Fulvio.
Motivazioni che hanno turbato anche la Lega, al punto da separarla dalla maggioranza. «Ero intenzionato a votare a favore - ha spiegato Giorgio Montagna - Ma mezz'ora fa ho scoperto che l'iter procedurale non è stato rispettato. Perciò i consiglieri della Lega si asterranno».
La votazione ha dato ragione alla maggioranza per due voti: 16 consiglieri a favore; 2 astenuti (Lega) e 12 consiglieri, di opposizione, usciti dall'aula.