Campi coltivati a riso, superato il tetto europeo
MORTARA. Il consumo di riso richiede risi tondi, come il Balilla, l'Elio e il Selenio: le esigenze alimentari del Nord Europa e anche delle regioni calde del bacino mediterraneo fanno aumentare la produzione di gruppi varietali comuni, detti in gergo 'originari". «Il nostro auspicio è che l'Italia oltrepassi la superficie di 200mila ettari fissata dall'Unione europea per garantire una produzione maggiore: il mercato continentale e internazionale lo reclama», dice Roberto Magnaghi, direttore dell'Ente nazionale risi. Il sondaggio sulle semine 2006 parla chiaro: gli ettari aumentano dell'1.24%.
Sono le ultime richieste del mercato del riso, che vanno a braccetto con la richiesta avanzata dalle industrie risiere: «Agricoltori, producete più risone perché non riusciamo a soddisfare le esigenze dei consumatori», era in sintesi l'ultimo invito dell'Airi. Ora la previsione dell'Ente nazionale risi sembra confermare questo auspicio. All'indagine conoscitiva hanno partecipato 2.598 aziende agricole italiane, rappresentative di circa 122mila ettari: il risultato evidenzia un prevedibile aumento dell'1.24% della superficie italiana coltivata a riso. Da 224.015 ettari si passerebbe a 226.800: il maggior incremento sarebbe dato dai risi tondi (12.79%) e dal Vialone nano (13.45%). «Sono varietà che servono per le minestre o per il riso e latte - spiega Magnaghi -. I risi originari sono utilizzati più che altro in Nord Europa, dove per esempio è molto diffusa l'abitudine alimentare della prima colazione in gran parte a base di riso». Sono varietà da esportazione, come il Thaibonnet: in particolare, sono graditi nei paesi dell'Europa settentrionale, dove sono utilizzati risi parboiled, più veloci da cucinare. I risi pregiati, come il Carnaroli, sono invece destinati al mercato interno. Comunque, per l'Ente nazionale risi le attuali condizioni di mercato consentirebbero una crescita più significativa. «Noi auspichiamo un ampliamento della superficie coltivata a riso, anche perché le industrie di trasformazione chiedono di potenziare la produzione. Il rischio dello splafonamento non va temuto: ricordo che negli anni scorsi l'Italia è arrivata anche a coltivare 239mila ettari di riso», chiarisce il direttore Magnaghi.
Umberto De Agostino