Inviato di guerra ieri e oggi L'esperienza di Luciano Gulli
GARLASCO.I giornalisti vanno alla guerra. Luciano Gulli martedi sera al ristorante della discoteca le Rotonde ha raccontato ai Lions la propria esperienza di inviato di guerra al Giornale dal 1981. 'Mi occupo di conflitti - ha spiegato - dal 1981 quando assistetti a Chabra e Chatila. Da li ho seguito come giornalista quasi tutte le guerre. Fino alla seconda guerra del Golfo". Per Gulli è stato un lavoro più forte di qualsiasi altra cosa, al punto da non poterne più stare senza. 'E' un lavoro che ti dà un'adrenalina - dice - che poi qualsiasi altra cosa ti sembra banale". In Iraq Gulli faceva parte dei 7 giornalisti arrestati a Bassora. A 55 anni la penna del Giornale può dire di aver visto cambiare il mestiere di inviato. 'Una volta - ha spiegato - l'inviato poteva raccontare veramente quello che accadeva. Ora si sta negli alberghi. Sono nati i giornalisti embedded. Io non lo sono mai stato. Anche in Iraq ero tra i pochi che cercavano di muoversi andando vicino alle cose". Gulli ha spiegato come il punto di svolta della professione di inviato sia stato il Vietnam, quando i soldati americani si sono accorti che i giornalisti che portavano con sé raccontavano la vera realtà della guerra. Ciò che ha inciso meno è invece la televisione. 'La Tv ha detto - non ha cambiato molto la professione. Chi vuole avere la realtà raccontata e approfondita deve rivolgersi sempre ai giornali". Nel corso della serata Luciano Gulli ha presentato anche il libro 'Il Braccio dietro la schiena, storie di giornalisti in guerra", per il quale ha scritto. (a.ball.)