Il ciclone Larry si abbatte sull'Australia

SYDNEY.Il violentissimo ciclone tropicale Larry, di intensità pari all'uragano Katrina che lo scorso agosto colpi New Orleans causando 1.400 morti, si è abbattuto la domenica notte e ieri mattina sulla costa nordest dell'Australia, 100 km circa a sud di Cairns con venti fino a 290 km/ora, scoperchiando case, radendo al suolo le piantagioni di banane e di canna da zucchero e danneggiando anche la grande barriera corallina.
Migliaia di residenti sono stati evacuati e migliaia di altri, oltre a centinaia di turisti, sono rimasti trincerati nelle case e negli alberghi, ma non si ha notizia di vittime, tranne una decina di feriti non gravi. Chilometri di linee elettriche sono state abbattute, lasciando senza corrente oltre 50 mila abitazioni e molte strade di grande comunicazione sono bloccate da alberi caduti. Il ciclone, il più violento da trent'anni e che quando ha colpito la costa aveva raggiunto categoria cinque, la più alta, si è poi diretto all'interno, ridotto a categoria tre. I maggiori danni li ha subiti la cittadina di Innisfail, di 8.500 abitanti, a cui si aggiungono centinaia di stranieri con lavori stagionali nelle piantagioni.
La tempesta ha danneggiato il 55% di case e altri edifici. Si temono gravi danni anche alla Grande barriera corallina. Secondo il direttore scientifico del Parco marittimo, David Wachenseld, nelle parti della barriera che si trovavano direttamente sul suo percorso, Larry ha senza dubbio provocato «la morte di quasi tutti i coralli». «La maggior parte dei pesci e degli animali marini saranno probabilmente fuggiti, ma tutti i coralli e le spugne, che vivono attaccati sul fondo, saranno stati sradicati come gli alberi sulla terraferma», ha spiegato.
Il premier del Queensland Peter Beattie ha proclamato lo stato di emergenza, che consente l'erogazione di sussidi a chi ha subito danni, mentre il premier federale John Howard ha ordinato l'intervento delle forze armate. I danni materiali più gravi sono quelli al raccolto di banane: secondo le prime stime sono andate in rovina 200 mila tonnellate di frutti, per un valore pari a 200 milioni di euro, lasciando senza lavoro fino a 4.000 persone.