Treu: «Regole sbagliate che non aiutano i giovani»
ROMA.«Il governo francese ha sbagliato tutto. Quel provvedimento sul lavoro dei giovani è l'esatto contrario di quello che servirebbe. Io non condivido affatto la reazione dei ragazzi francesi, che hanno evidentemente esagerato nella protesta. Ma è chiaro che è la legge che è sbagliata». Tiziano Treu, responsabile economico della Margherita, ex ministro del Lavoro con i governi di centrosinistra e soprattutto studioso attento di diritto del lavoro, interpreta cosi la situazione che si è determinata in Francia in questi giorni. Lo abbiamo intervistato sui punti di maggiore tensione nel rapporto tra governo e giovani francesi, dopo gli scontri di questi giorni e le manifestazioni degli universitari e dei lavoratori precari.
Ci può spiegare meglio quale sono i punti critici della legge francese. Il premier Villepin ha deciso di insistere sul provvedimento. Di che cosa si tratta?
«Il governo francese ha giustificato il suo provvedimento sostenendo che è il modo migliore per creare possibilità di lavoro per i giovani che già oggi sono precari. In realtà la legge permette alle aziende di mandare via il giovane assunto anche dopo un mese e senza un giustificazione. Questo ovviamente crea ansia e insicurezza perché nessuno è disposto a investire sui giovani e i giovani non si sentono garantiti. Bisognerebbe invece ribaltare la logica delle politiche del lavoro».
Lei vede delle somiglianze con la situazione che c'è in Italia?
«Anche da noi la situazione comincia a diventare preoccupante. Basta riflettere sui dati contenuti nell'ultimo Bollettino economico della Banca d'Italia che parla di un aumento vertiginoso dei contratti a tempo determinato. Quasi metà dei nuovi assunti è a tempo e con contratti atipici. Come Unione, noi abbiamo invece elaborato già una proposta che potrebbe diventare legge. Si tratta di un nuovo tipo di contratto per i giovani che vorremmo chiamare «contratti di avvenire». Si tratta di contratti che offrano una vera prospettiva, ovvero contratti di almeno 3 o 4 anni che abbiamo un fortissimo contenuto di formazione. Una specie di superapprendistato. E' l'unico modo per dare una prospettiva reale ai giovani».
Ma finiti i 3 o 4 anni del contratto, che cosa succederà dopo? Non le sembra che anche questo crei incertezza?
«Noi dobbiamo ottenere due obiettivi: dare sicurezza e strumenti ai giovani per potersi muovere autonomamente nel mercato del lavoro e dare incentivi alle aziende affinché comincino a privilegiare le assunzioni a tempo indeterminato, piuttosto che i contratti a tempo di oggi. Questi contratti di «avvenire» a cui pensiamo sarebbero quindi una novità assoluta proprio perché ribaltano la logica che è stata privilegiata dal governo francese. Noi dobbiamo dare incentivi forti alle aziende affinché investano davvero sui giovani che assumono. Se un'azienda è incentivata a realizzare una formazione vera, è anche molto probabile che alla fine si terrà quel giovane. Dal punto di vista dei giovani i contratti che ti danno sicurezza per almeno tre o quattro anni permettono di costruirsi un bagaglio solido di conoscenze professionali che poi si possono spendere sul mercato del lavoro. Dobbiamo dare ai giovani la possibilità di formarsi, dopo la formazione universitaria o scolastica per poter navigare nel mondo del lavoro».
Ma questi contratti di avvenire si riferiscono solo ai giovani laureati?
«E' ovvio che ormai il mercato del lavoro europeo obbliga tutti a una formazione superiore. Si tratterà quindi di laureati o di diplomati di livello alto, soprattutto nei settori tecnici».
(Paolo Andruccioli)