Laziogate, spiata la ds Melandri

ROMA.«Sono rimasta sconcertata. E penso che questa incredibile vicenda faccia rimpiombare l'Italia indietro di trenta o quarant'anni, in un tempo buio della storia della nostra Repubblica che speravamo superato». Quasi non ci ha creduto, la parlamentare Ds Giovanna Melandri, quando ieri mattina ha scoperto di essere stata uno dei politici spiati dagli investigatori privati già coinvolti nel Lazio gate e nell'operazione «Qui, Quo, Qua» contro Alessandra Mussolini e Piero Marrazzo. La circostanze rivelate da «Repubblica» hanno provocato una nuova alzata di scudi nel centro sinistra. In prima fila i Ds, tornati a interpellare il presidente della Camera per ottenere l'audizione del governo, bloccata martedi dal veto della Cdl.
La Melandri, secondo la ricostruzione, era nel mirino dello staff d'intelligence creato dall'allora portavoce di Storace, Nicolò Accame, con lo scopo di spiare gli avversari in corsa per la Presidenza della Regione Lazio alle elezioni del 2005: una trama di pedinamenti, incursioni informatiche, sorveglianza dei comizi su cui indaga la procura di Roma che ieri ha fatto nuovi interrogatori assieme ai colleghi venuti da Milano per uno scambio di atti e per fare domande sull'inchiesta madre, quella sui presunti legami, ancora tutti da appurare, fra alcuni arrestati e il Sismi.
L'ipotesi dell'esistenza di una sorta di servizio parallelo, capace anche di ottenere intercettazioni telefoniche abusive, è stata al centro delle domande poste a Pierpaolo Pasqua, uno degli 007 privati finiti in manette anche per il filone romano dell'indagine. Pasqua è stato ascoltato dal Pm di Milano Fabio Napoleone e da tre magistrati capitolini: i procuratori aggiunti Italo Ormanni e Achille Toro ed il pm Francesco Ciardi. Pasqua è stato sentito anche sui suoi rapporti con gli altri indagati. Ma davanti alle contestazioni si è difeso ribadendo la propria estraneità a qualunque complotto politico. «Volevo scrivere un libro su una spy story», avrebbe detto agli inquirenti spiegando che l'operazione «Qui Quo Qua» non aveva regie occulte.
Per un disguido, intanto, ieri è stato rimesso in libertà Marco Amati, altro investigatore privato finito a Regina Coeli. I giudici non hanno fatto in tempo a interrogarlo entro i termini previsti. A ripresentarsi spontanemente in Piazzale Clodio è stato invece Francesco Storace, con una nuova querela contro i «giornalisti sciacalli». «L'unica cosa che influenzerà questa vicenda sono i miei nervi», ha dichiarato il dirigente di An prima di annunciare «nuove contromosse».(n.a.)