L'Edimes ricomincia a piacere


PAVIA. Non richiesta e inaspettata, arriva l'impresa. Cosi è più bello ancora. L'Edimes Pavia comincia a dare un senso alla sua stagione più stonata confezionando una rimonta degna di un basket che non c'è più. E' un campionato senza grandi squadre la LegaDue che Scafati sta vincendo e la faccia che la Nuova ha mostrato dopo l'intervallo lungo di domenica è classificabile tra il meglio che si possa pescare in circolazione. Ne ha fatto le spese Caserta, big ancora acerba, ma che ai play off farà parlare di sé.
La convinzione che Pavia, a pieno organico e senza travagli ed epurazioni, in classifica avrebbe potuto aggirarsi dalle parti di Rimini e Rieti cresce dopo il successo maturato con Caserta. Sarebbe riduttivo liquidare il ritorno dal «meno 15» di metà partita definendolo il prodotto della deconcentrazione campana. Che c'è stata forse al momento del rientro in campo, non però in avvio dell'ultimo periodo, iniziato in perfetta parità e che si è poi sviluppato anche attraverso i vantaggi ospiti. Li Pavia è proprio piaciuta. Con Parente e Mack a pilotarla nel pieno rispetto dei ruoli (playmaker il primo, guardia il secondo) e Hoover pronto a sfruttare gli spazi a disposizione senza venir soffocato da marcature multiple. Si è vista persino un poco di difesa, atletica e gagliarda ad esempio su Colson, merce questa si inesistente prima dell'arrivo di Rusconi. Merito del coach certo, ma merito soprattutto dell'aria più respirabile che da qualche tempo ha iniziato a circondare la squadra. Un gruppo che per tutta la fase ascendente del campionato si è era macerato nel potente alibi che l'ambiente della Nuova tutto aveva provveduto a cucirgli addosso, aderente e soffocante: colpa delle critiche; colpa di un pubblico che tribunetta a parte non aiuta la squadra; colpa del protagonismo di qualche giocatore che oscura la «fama» degli altri. Ne abbiamo sentite di tutti i colori mentre i «poverini», costretti a giocare da soli contro gli avversari e contro tanti, troppi «cattivoni» avevano perso il gusto di misurarsi. Dodo Rusconi quando si è presentato dicendo che la squadra non difendeva, non si aiutava, non attaccava perché priva di un regista e che non aveva fiato in corpo per una situazione atletica precaria ha solo smontato un castello di autocommiserazione talmente ridicolo che oggi risulta difficile comprenderne la genesi. Il campionato intanto era «quasi» scappato via e il Dodo proprio a quel «quasi» si è aggrappato. Ora che si è fatto un primo piccolo passo avanti in tutte le direzioni, possiamo dire che non è nemmeno vero che Pavia un regista non l'abbia in rosa. Parente in questa LegaDue non vale meno del casertano Bencaster. E non cambieremmo idea anche se lo vedessimo perdere il confronto diretto in 99 partite su cento. E domenica, per cominciare, il duello lo ha vinto il pavese.

Stefano Pallaroni