Il Corano in classe, preti poco convinti
VIGEVANO.Entusiasti gli islamici, un po' meno gli altri. La proposta del cardinale Raffaele Martino di insegnare l'Islam ai bambini musulmani nell'ora di religione a scuola crea qualche perplessità tra preti e dirigenti scolastici. Nessuno però nega che potrebbe facilitare la convivenza di cittadini con fedi religiose diverse. «Sarebbe importante perché la religione non si riduce alla lettura del Corano, ma insegna come comportarsi. Se diventasse realtà permetterebbe ai nostri figli di conoscere la religione dei padri, come capita ai loro coetanei cattolici - sostiene Moustafa Khamis, portavoce della comunità islamica vigevanese - . Quando dei genitori immigrati non hanno il tempo di insegnare ai figli cos'è l'Islam, è giusto che sia la scuola a farlo e credo che nessuno si debba spaventare perché le regole della nostra religione sono lontanissime dagli integralismi e dal terrorismo. E comunque non è che si diventa musulmani solo ascoltando gli insegnamenti del Corano, è giusto che i bambini conoscano questa religione, poi decideranno da adulti a quale aderire. Noi pensiamo che sia un modo per favorire l'integrazione, anche perché musulmani e cattolici hanno un solo Dio, anche se pregano in modo diverso. Se ci sono problemi d'orario, un corso sull'Islam si può fare anche nel doposcuola».
«Credo sia solo un'opinione del cardinal Martino e continuo a ricevere ordini dallo Stato - dice Desiderio Castellano, il dirigente scolastico del secondo circolo, quello con il maggior numero di bambini extra comunitari - . E' vero però che gli alunni extracomunitari aumentano, a questo punto si può pensare di fare per le altre religioni un concordato come è stato fatto per la chiesa cattolica. La storia ci insegna che la convivenza è possibile».
«Secondo il Concordato firmato dallo Stato e dalla Chiesa questa ora settimanale serve a insegnare la religione cattolica - sostiene don Siro Invernizzi, responsabile della pastorale dei migranti della diocesi di Vigevano - . Ciò non toglie che si possa presentare la religione islamica perché la scuola è fatta per acculturare i giovani. Vi faccio un esempio. Noi cristiani non abbiamo vincoli legati al cibo, mentre per i musulmani la macellazione va fatta da un credente perché è un fatto rituale. Spiegarlo aiuta a capire gli altri. Si può anche trovare lo spazio per leggere brani del Corano e capire su cosa si basano le differenze tra la nostra religione e quella dei mussulmani, ma cosa diversa sarebbe insegnare l'Islam». Don Invernizzi non considera l'idea di avere insegnanti mussulmani. «Non facciamo storia delle religioni, il Concordato parla chiaro - chiude don Invernizzi - . In quell'ora non si può insegnare l'Islam». (cla.mal)