A Pavia le stelle americane della danza
PAVIA.Quando George Balanchine sbarcò a New York nel novembre 1933, invitato dal giovane mecenate Lincoln Kirstein, certo non sapeva quanto la sua decisione di lavorare negli Stati Uniti sarebbe stata determinante per il balletto americano. Si era appena lasciato sfuggire la direzione del settore danza dell'Opéra di Parigi, affidata a Serge Lifar, e la sua effimera compagnia non aveva più un soldo. Lasciare l'Europa per tentare l'avventura americana non fu dunque una scelta difficile. Tanto più che si trattava di creare anche una scuola. Non c'è buon balletto senza buoni danzatori, e non ci sono buoni danzatori senza una scuola eccellente. Balanchine, formato al Marinskij lo sapeva meglio di chiunque altro. Già dal 1934 l'American Ballet School apre i battenti e, dopo qualche tentativo contrastato, si forma definitivamente anche una compagnia, la Ballet Society, che diventa nel 1948 New York City Ballet, strumento di creazione straordinario e punta di diamante della produzione balanchiniana. Ultimo genio dei 'Ballets russes" di Diaghilev, egli tradusse per gli americani in termini di astrazione e modernità la sua cultura di coreografo fedele alla tradizione di San Pietroburgo, sviluppatasi sulle idee di Petipa e Fokin, portando la grande accademia sul terreno della purezza neoclassica ed innestando la magniloquenza tardoromantica nella cultura e nella civiltà urbana della New York anni Trenta. Spogliata progressivamente delle sue sovrastrutture restitui la danza ad una nuova verginità attraverso un'architettura ed un'estetica dove alle linee purificate si aggiungono la velocità di esecuzione ed una musicalità perfetta. Il suo lavoro è memorabile, e tutti i coreografi del mondo ne saranno, chi più chi meno, influenzati. Ci sono 66 titoli di Balanchine nel repertorio del NYCB. E di questi le étoiles e i solisti del prestigioso complesso giunti in Italia ne hanno scelti cinque per la serata-omaggio al loro fondatore. Si comincia con l''Apollon Musagète", pas de quatre manifesto del neoclassicismo stravinskiano temprato da immagini e moduli rivoluzionari che con rigore geometrico rievoca atmosfere e miti ellenici, e si passa all'allegra e piccante, veloce e sorridente 'Tarantella", passo a due su musiche di Gottschalk, un concentrato di tutti i virtuosismi di Bournonville, che dice la parola definitiva sulle variazioni di carattere di ispirazione napoletana presenti nei divertissements dei capolavori russi ottocenteschi. Quindi, ecco 'Pavane", assolo di una figura evanescente che interpreta la musica di Ravel con dolore toccante e delicato: una sciarpa di chiffon la accompagna e attraversa la coreografia svelandola nella sua essenzialità. Seguirà lo strabiliante 'Ciaikovsky pas de deux", brano da étoiles affermate per le sue linee diabolicamente oblique e veloci, probabilmente la più difficile e brillante composizione per coppia del repertorio classico contemporaneo, tutto impervie difficoltà tecniche che esigono severo rigore stilistico. Il delizioso 'Who cares?" sulla musica di Gershwin con tutta la 'jazzosità" del caso, da 'The Man I love" a 'Embraceable you" a 'I've got Rhythm", 'Stairway To Paradise", 'Fascinatin' Rhythm", 'My One and Only", 'Liza" conclude la serata. (f. cor.)
OMAGGIO A BALANCHINE con le stelle del New York City Ballet Wendy Whelan, Nikolaj Hubbe, Megan Fairchild, Tom Gold, Miranda Weese, Charles Askegard, Rachel Rutherford. Oggi (ore 21) al Teatro Fraschini di Pavia.