«Contoterzisti, ma di classe»

VALENZA. Il futuro dell'oro valenzano: il dibattito continua. «Non sfugge alla morsa della stagnazione nemmeno Valenza e la sua arte orafa» afferma Germano Buzzi direttore dell'Associazione orafa valenzana (ovvero oltre 500 aziende consolidate da anni sul territorio). «Il settore, comunque, sta reagendo - spiega Buzzi - grazie a quel valore aggiunto che la nostra gioielleria ha e che non hanno, invece, altri distretti orafi. La componente artigianale e artistica segna un punto a nostro favore, tanto da attirare sulla nostra piazza multinazionali del gioiello e marchi famosi in tutto il mondo».
«Si sta sviluppando quello che con un termine moderno viene chiamato contoterzismo» precisa il direttore che annota: «Un esempio per tutti è l'acquisizione della ditta Crova, oltre 300 addetti, da parte del marchio Bulgari". Le nostre fabbriche, comunque, attraverso e con l'ausilio dell'associazione, stanno investendo in molti altri campi: designer, ricerca, sviluppo e immagine». E continua ancora Buzzi: «Paradossalmente in un mondo in cui la globalizzazione è il nuovo totem, e la macchina il mezzo per attuarla, noi valenzani con le nostre mani, la nostra fantasia e quella grande voglia di creare la" bellezza" cercheremo di contrastarla. Per fortuna, la peculiarità del nostro lavoro richiede intelligenza, volontà e immaginazione che non hanno costi e tempi lunghi di riconversione come i macchinari». Conclusione: «Dovremo stare attenti, però, a focalizzare i nostri obiettivi, mirando a una prodotto che sia sempre più il risultato di una ricerca accurata e attenta ai gusti del mercato». Interviene, a questo punto, anche il Franco Fracchia, responsabile delle manifestazioni e delle mostre per conto dell'AOV service s.r.l. il quale ci tiene a ribadire: «Indubbiamente sono momenti duri per tutti i settori commerciali. E' innegabile una certa sofferenza sul mercato interno, ma ci conforta l'export e in particolare quello sul mercato americano, che in questi ultimi 6 anni è cresciuto con un tasso annuo di circa il 15% all'anno. Certo, questo non compensa le perdite su altre piazze ma allevia, almeno, in parte l'andamento negativo attuale. Tutto ciò grazie alla finezza della manifattura della gioielleria dei grandi casati valenzani che molti paesi ci invidiano». «Non dimentichiamo, altresi - aggiunge - che dobbiamo fare i conti con la concorrenza che arriva soprattutto dai paesi emergenti orientali: Cina, India, Thailandia, in primis, che godono di grossi vantaggi nei nostri confronti. Infatti le gemme (zaffiri, smeraldi, rubini) di cui si fa grande uso nella nostra lavorazione e che noi dobbiamo importare, hanno dei costi elevati che questi paesi non hanno in quanto è la loro materia prima. Se a questo si aggiunge che l'immissione sui mercati americani dei nostri manufatti paga un dazio superiore al 5 %, mentre per loro il dazio è zero, allora si ha un quadro abbastanza chiaro di tutto quello che c'è appena dietro l'angolo». Problemi tanti, ma i valenzani hanno una storia da difendere. Lo ricorda Buzzi: «Sono trascorsi circa 60 anni da quando nel 1945 sulle rovine della guerra, ancora fumanti, un grande valenzano Luigi Illario con lungimiranza fondò l'associazione orafa. Da allora ha lavorato a fianco dei suoi associati con le idee, con la programmazione e la cura dell'immagine. Quella che ci aspetta è una sfida a cui non ci sottrarremo».
Vittorio Pirrone