«Il nostro riferimento culturale? E' sempre Cesare Forni»
MORTARA. Cesare Forni: il ras del fascismo lomellino, l'unico politico di livello nazionale che nel 1924 ebbe il coraggio di sfidare Benito Mussolini dando vita a una lista fascista dissidente, con cui sarà eletto deputato. Forni, nato nel 1890 a Vespolate da una famiglia di influenti fittabili, è un uomo d'azione: nella Prima guerra mondiale si distingue per valore e coraggio.
Tornato alla vita civile nel 1919, Forni assiste alla lunga serie di scioperi indetti dalla Federazione proletaria lomellina guidata da Egisto Cagnoni, il suo più acerrimo avversario. Il Partito socialista e il movimento contadino dominano la Lomellina e la provincia di Pavia. L'ex capitano degli Alpini si avvicina alle prime squadre d'azione formate da Luigi Lanfranconi e dal colonnello Silvio Magnaghi. Si fa notare prima come guardia del corpo di Mussolini, giunto a Mortara l'8 maggio 1921, poi come capo degli squadristi che manganellano, e qualche volta uccidono, i dirigenti socialisti. In poche settimane la sua autorevolezza all'interno del movimento fascista cresce a dismisura: in vista della marcia su Roma, è nominato ispettore generale delle squadre di Piemonte, Lombarda e Liguria. Dopo la presa del potere, però, Forni inizia a lanciare pesanti critiche verso la «Roma fangosa»: entrato in rotta di collisione personale con Francesco Giunta, segretario nazionale del Partito fascista, fra il 1923 e il 1924 dà vita al fenomeno del dissidentismo. Malgrado abbia subito una violentissima aggressione alla stazione di Milano, alle elezioni politiche del 1924 il ras è eletto deputato alla testa dei Fasci nazionali, forte dell'incondizionato appoggio dei fascisti lomellini. Sconfitto nel 1925 il dissidentismo, anche Forni inizia una parabola discendente. Morirà nel 1943 a Milano per un'infezione setticemica. (u.d.a.)