Neonata abbandonata a Bergamo, è grave

BERGAMO. L'hanno abbandonata in piena notte dentro un sacchetto di cellophane, in un luogo non distante da un piccolo parcheggio di via Don Manzoni, nei pressi del centro di Osio Sotto, paese della bergamasca. Addosso aveva solo una tutina rosa di ciniglia, troppo leggera, secondo i medici che l'hanno visitata al pronto soccorso dell'ospedale di Treviglio, per poterla proteggere dal freddo pungente. Adesso Giorgia lotta per sopravvivere.
Giorgia, cosi l'hanno chiamata i primi infermieri che l'hanno assistita, è ricoverata nel nel dipartimento Materno infantile dell'Unità di Patologia Neonatale degli Ospedali Riuniti di Bergamo, diretto dal professor Angelo Colombo. L'hanno trasferita li nella tarda mattinata di ieri dopo che presso il presidio trevigliese le erano state prestate le prime cure. Per aiutarla è subito scattata un'autentica gara di solidarietà: sono almeno una trentina le telefonate giunte finora, non solo dalla Bergamasca, al Comando dei carabinieri di Treviglio da persone disposte ad accogliere la bambina. Al momento, però, a preoccupare di più sono le sue condizioni che il professor Colombo definisce «gravi ma stazionarie. Non ha più di due o tre giorni ma, dal cordone ombelicale, potrebbe essere anche nata martedi. Stiamo comunque effettuando tutti gli accertamenti per cercare di stabilire l'entità della cardiopatia di cui soffre e, soprattutto, se vi sia necessità di un intervento chirurgico». E, infatti, nel tardo pomeriggio di ieri i medici hanno deciso di procedere con «accertamenti invasivi».
Proprio l'urgenza di esami approfonditi aveva indotto i sanitari di Treviglio, dove la picola era stata portata alle 3,50 di ieri mattina, a disporne il trasferimento a Bergamo.
A seguire l'evolversi della situazione, è rimasta, per tutta la giornata, Marilena Dascanio, l'impiegata di 25 anni che, l'altra notte, ha trovato Giorgia. Si è tenuta in costante contatto con i carabinieri e con gli ospedali e anche ai giornalisti che l'hanno avvicinata, quando è riuscita, ha chiesto notizie: «Sono stata svegliata da rumori che sembravano miagolii - racconta -. Dato che non smettevano, ho deciso di affacciarmi alla finestra. Ho visto subito il fagotto, lasciato vicino a un'aiuola che costeggia un piccolo parcheggio, a poca distanza da casa mia. E' stato allora che ho capito che non si trattava di un gatto». La donna è scesa di corsa, ha raccolto la piccola e l'ha portata in casa: «L'ho subito spogliata e l'ho stretta a me, per riscaldarla. Piangeva ma, quando ha avvertito il calore del corpo, si è calmata. Respirava male, si vedeva che aveva freddo. Ho chiamato i carabinieri, che sono arrivati una decina di minuti dopo e l'hanno portata in ospedale». Accanto al sacchetto, solo un biberon pieno d'acqua, quello che ora potrebbe aiutare gli inquirenti, che stanno battendo tutte le piste, a risalire all'identita' dei genitori magari attraverso le impronte digitali. Conclude Marilena Dascanio: «Spero solo che Giorgia ce la faccia. Oggi è la Festa della Donna. Vorrei che per lei fosse un 8 Marzo di speranza».