La primavera risveglia le allergie

MILANO.Arriva la primavera e gli occhi ricominciano a lacrimare, i fazzoletti a riempirsi e la gente a stare male. Insomma, parliamo di allergia. A soffrirne sono nove milioni di italiani, ovvero 19 italiani su 100, soprattutto tra i 14 e i 44 anni. E' il gentil sesso a lamentare di più questo male (61%) che dà fastidio soprattutto al mattino, lasciando senza respiro nelle prime ore della giornata. Le regioni che stanno peggio sono Liguria (il 16,3% soffre di allergia da 14 anni), Piemonte (16,2%), Triveneto (16,1%), Lombardia (15,8%). Ma non vanno bene neppure Marche e Umbria (15,7%), la Toscana (15,3%). Un po' meglio Emilia Romagna (14,1%), Lazio (13,4%) e Abruzzo Molise (13%). Chi respira di più sono Calabria (10,6%), Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna che si attestano intorno al 12,8%. Ovviamente, sono i centri più grandi ad essere maggiormente inquinati e a dare il tormento ai nasi e ai polmoni degli italiani. A Torino si arriva al 21%, peggio che a Paviadove si soffiano il naso il 15% di persone. Lo rivela un'indagine Gfk-Eurisko, condotta su un campione di 14 mila persone di ambo i sessi, presentata ieri a Milano. Lo studio mette in evidenza anche la cronobiologia della malattia, ovvero come una rinite possa trasformarsi in qualcosa di peggio. «E' un problema serio - sottolinea il professor Giorgio Walter Canonica, direttore della Clinica di Malattie dell'apparato respiratorio dell'Università di Genova - perché la cronicità dell'allergia sfocia a lungo andare nell'asma». Soprattutto al Nord si scopre che, in media, i cittadini si trascinano il problema allergico da almeno quattordici anni. Un po' meglio al Sud. Ma anche qui non si ride: chi è caduto nella malattia allergica non si dà pace anche da undici anni. Dai risultati della ricerca risulta che gli italiani preferiscono il fai da te. Lo sottolinea il professor Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di Medicina generale. Infatti, l'indagine rivela che solo il 30% delle persone sofferenti di allergia si rivolgono ad un medico. «Spesso, ci si affida al passa parola», dice Cricelli. «Si ascoltano i consigli di amici e parenti, o soprattutto, quelli del farmacista. Ma non sempre quello che si acquista sono i medicamenti più idonei».