Cocaina, chiesto il processo
PAVIA. Operazione 'Macumba": il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio di 17 persone. La decisione era fissata per ieri mattina, in udienza preliminare, ma data l'assenza del Gup Erminio Rizzi, fermato da un incidente sciistico, se ne discuterà verso la fine di aprile. I reati ipotizzati dalla Procura riguardano la detenzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti, principalmente cocaina. Molti degli indagati erano stati arrestati dalla squadra mobile lo scorso mese di giugno. E tra i consumatori più 'assidui" era affiorato anche il nome di una quattordicenne di Pavia.
Tra le persone per le quali il pm ha chiesto il rinvio a giudizio compaiono Matteo Bergamini, 26 anni, di Pavia (difeso dall'avvocato Guido Torti), Mario Martella, 28 anni, di Lecce (avvocati Leonardo Misuraca di Milano e Luciana Taveggia di Pavia), Valentin Lazri, 23 anni, albanese (avvocato Simona Panara), Alejandro Reinoso Sanchez, 36 anni, dominicano (avvocato Ermanno Gordia), Domenico Lillo, 41 anni, di Pavia (avvocato Alessandra Stefàno), Kastriot Bardoshi, 32 anni, albanese (avvocato Stefano Trinco), Michele Mameli, 43 anni, di Pavia (avvocato Maria Elena Veneroni) e Angel Luis Roso, 38 anni, dominicano (avvocato Fabrizio Aronica). Gli altri nomi appartengono quasi tutti a persone molto giovani che sono state indagate successivamente alla prima serie di arresti.
La polizia, infatti, ha seguito le tracce lasciate dalle telefonate e dai contatti tra i vari indagati per ricostruire quello che, stando all'accusa, è l'organigramma di un gruppo dedito allo spaccio di stupefacenti. Abbastanza 'anomala" è la posizione di Angel Luis Roso che, arrestato una prima volta per un recipiente di presunta cocaina che si rivelò poi shampoo per i capelli, è finito nuovamente in manette nel contesto di questa seconda operazione per essere poi scarcerato dal Tribunale del riesame.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, il traffico di droga avveniva dietro la rispettabile facciata di una azienda per la tinteggiatura. Ed anche le comunicazioni in codice si adattavano a tale contesto. Cosi le dosi richieste dai clienti diventavano «stanze da tinteggiare» e la cocaina più pura era «pittura più brillante». Sempre stando all'accusa, i dominicani si sarebbero incaricati di gestire i contatti oltreoceano e di far arrivare in Spagna, e successivamente in Italia, quantitativi non indifferenti di cocaina purissima. La sostanza veniva nascosta insieme a saponi e altri prodotti per l'igiene. Tra i presunti corrieri, vi erano anche italiani che venivano ricompensati generosamente. Almeno in un caso, uno degli indagati aveva trascorso una settimana di vacanza a Santo Domingo, in un hotel di lusso, in cambio del trasporto aereo, nel proprio bagaglio, di un pacchetto contenente la droga. La Spagna era solo una stazione di passaggio delle partite di cocaina. I mercati sui quali veniva spacciata, oltre ovviamente a Pavia e alla provincia, erano quelli di Trento, Milano, Lecce, Lodi e Brescia. La polizia ha chiamato l'operazione 'Macumba" perchè nei bagagli di uno dei presunti spacciatori sarebbero state trovate le bamboline utilizzate nel rituale magico caraibico. L'indagine è stata molto paziente e si è fatto ampio ricorso dello strumento delle intercettazioni telefoniche. Tra l'altro, nel corso delle conversazioni, i poliziotti hanno più volte ascoltato la voce di una ragazza che ordinava un paio di dosi di cocaina la settimana. Quando hanno deciso di convocarla in questura sono rimasti sbalorditi: non potevano immaginare che la voce intercettata per settimane appartenesse a una ragazzina di quattordici anni. Un nome tra i cento consumatori identificati dalla mobile e segnalati alla Prefettura. In aggiunta allo stupefacente (oltre due chili di cocaina, oltre ad hashish ed ecstasy) gli investigatori avevano anche sequestrato due pistole con matricola abrasa e cinque scatole di munizioni, armamenti trovati nella disponibilità degli albanesi. Nel corso dell'udienza preliminare, prevista verso la fine del mese di aprile, le varie posizioni verranno vagliate. Probabilmente chi è gravato da un quadro indiziario particolarmente pesante cercherà di accedere a un rito alternativo che gli garantisca, almeno, uno sconto di pena.
Quanti, tra gli indagati, sono invece convinti di essere completamente estranei alla vicenda accetteranno il rinvio a giudizio per poter dimostrare, nel corso di un processo pubblico, la loro innocenza rispetto ai fatti che sono oggetto di contestazione da parte della Procura della Repubblica di Pavia.