Le disavventure al parcheggio di un vigevanese che torna in città

Sono vigevanese ma, per lavoro, sono quasi sempre fuori città, salvo delle rimpatriate di ordine burocratico (bollette, tasse, scadenze varie) o affettivo (i tanti amici e i pochi parenti).
Essendo ambedue le attività connesse con il transito nelle zone centrali delle città, mi trovo spesso a parcheggiare nelle zone di sosta a pagamento. Tempo fa, per agevolare queste mie tappe, acquistai un certo numero di 'gratta e sosta".
Recentemente mi sono accorto della presenza delle colonnine/parcametro, dispensatrici di tagliandi per il parcheggio, e ho pensato che, come a Milano o Roma, esistesse la doppia possibilità (nel caso non fossero disponibili i tagliandi in vendita negli esercizi convenzionati) di regolamentare la sosta.
Giovedi 2 marzo scorso, trovandomi a parcheggiare di fronte alla chiesa di San Pietro martire, ho usato il penultimo dei miei tagliandi da mezz'ora, ma quando, dopo meno di 20 minuti, sono tornato alla mia auto ho trovato un contravvenzione che specificava, come casuale della stessa 'espone gratta e sosta".
Scorgendo l'ausiliario del traffico (non un vigile, ma un dipendente della società privata Luigi e Gerolamo Colombo S.r.l.) che mi aveva appena multato l'ho raggiunto è gli ho spiegato la situazione.
Lui mi ha risposto che i 'gratta e soste" erano fuorilegge ormai da tempo e che io dovevo esserne informato. Gli ho ribadito il mio status di vigevanese 'non stanziale" e la chiarissima buona fede che avevo dimostrato nell'esporre il tagliando, oltre al fatto che, sul 'gratta e sosta" fuorilegge già venduto dal Comune, era possibilissimo indicare la data suddetta, offrendo il tagliando la possibilità di registrare date (le tre caselle dell'anno da grattare) dal 2004 al 2006 compresi.
L'ausiliario ribadiva le norme, riteneva ormai impossibile la sospensione della contravvenzione - ormai è verbalizzata via computer! - sono state le parole chiave, e mi consigliava non pagare, aspettare la notifica via posta e rivolgermi poi al giudice di pace. Cosa comodissima per chi non si trova spesso in città.
Al mio ribadire che esistono le norme, giustamente da rispettare, che dovrebbero convivere anche con il buonsenso nell'applicarle, mi rispondeva con un sorriso imbarazzato. A cui aggiungeva - per burla? - dei ringraziamenti per non averlo prese a male parole - come la maggior parte delle persone! - aggiungeva candido.
Se la natura delle contravvenzioni è di questo genere, ho a mia volta pensato, la reazione dell persone in questione è comprensibilissima. Ho salutato sentendomi ulteriormente buggerato. Al comando dei vigili, dove mi sono subito recato per spiegare la situazione, campeggiava un cartello che rendeva evidente la frequenza della mia protesta. E che ribadiva il consiglio dell'ausiliario. Mentre alla Luigi e Gerolamo Colombo S.r.l. mi ripetevano la fatidica frase: ormai è verbalizzata via computer!
Non so se mi rivolgerò al giudice di pace, per scoprire che, avendo effettivamente violato una norma, dovrò pagare la mia contravvenzione di 35 euro (che nel frattempo sarà cresciuta a non so quanto).
Forse è più economico e salutare pagare fin da ora. Ma protestando un po': contro l'assoluta mancanza di buonsenso di chi ha stabilito questa norma (perché non considerare validi i tagliandi 'gratta e sosta" stampati e, lo ribadisco, venduti dal Comune fino al loro esaurimento?); contro l'appalto di sempre più numerosi servizi a società private che, una volta verbalizzata - al computer! - naturalmente (come se ciò rendesse impossibile qualsiasi ulteriore intervento) la presunta irregolarità, lastricano con un ancora più scomodo selciato la via di già disperati e frustranti ricorsi burocratici.
Roberto Dulioroberto.dulio@polimi.it