Il Certosa contesta
CERTOSA.La Polisportiva Certosa non ci sta. Dopo le pesanti squalifiche in seguito alla gara di domenica persa per 3-2 sul campo della capolista Mortara (Seconda categoria, girone R) i pavesi vogliono difendere la loro immagine e smentire in parte quanto scritto dal direttore di gara nel referto arbitrale. Essendo squalificati il vicepresidente Stefano Goi (fino al 27 marzo) e il tecnico-direttore sportivo Gigi Fiocchi (13 marzo) la società spiega la sua versione in un comunicato: «Ci teniamo a difendere la nostra immagine - sottolineano i dirigenti della Polisportiva Certosa - Cosa è accaduto? Sul 3-2 per il Mortara al 90' l'arbitro ha indicato un recupero di 4' e malgrado le richieste del nostro allenatore ritardava una sostituzione, senza motivazioni validi. Per le proteste sono stati quindi espulsi sia il nostro tecnico che il vicepresidente Goi che era in panchina al suo fianco. Si doveva riprendere con una rimessa laterale a nostro favore che un nostro giocatore ha tentato di fare sbagliando e sull'episodio dopo alcune discussioni l'arbitro ha deciso con anticipo di 2' di chiudere il tutto. A questo punto - spiegano i dirigenti del Certosa - sono arrivate le proteste nei suoi confronti e qualcuno è andato oltre il limite colpendolo con 'due schiaffetti al volto" (Marozzi, ndr). Questo nostro tesserato è stato squalificato per sei turni, ma stesso provvedimento è stato preso per Maffione, che nella presunta mischia non c'era neppure. Stesso discorso per Colantoni e Bonizzi che secondo il referto avrebbero rivolto al direttore di gara frasi offensive. Invece erano già entrati negli spogliatoi. Per la verità c'è poi stata la reazione dell'arbitro che reagendo allo schiaffo ha afferrato per il collo un nostro giocatore, Salvaneschi, poi squalificato per recidività in ammonizioni. Delle complessive 19 giornate comminate dal giudice in base al referto, 11 sono completamente ingiustificate. Il risultato è che non abbiamo perso solo una gara sul campo di un Mortara che merita il primo posto. Noi non siamo - sottolineano i responsabili del Certosa - dei violenti. Si può sbagliare e per questo il nostro vicepresidente Goi nel dopopartita è andato dall'arbitro per porgere le scuse. La risposta è stata un netto rifiuto a stringere la mano al nostro dirigente, poi sul referto ha calcato la mano».
Enrico Venni