Epifani: «Il governo ha fallito»
RIMINI. Il governo ha fallito, i cinque anni passati sono persi e hanno peggiorato la situazione, sull'Unione pesa la responsabilità storica della ricostruzione del Paese. Questo il succo della lunga relazione del segretario generale Guglielmo Epifani all'auditorium della Fiera di Rimini in apertura del XV congresso della Cgil.
Davanti ai 1200 delegati, dopo più di 54.000 assemblee di base per i 5 milioni e mezzo di iscritti alla Cgil e 1600 congressi territoriali, Epifani ha solleticato l'orgoglio di organizzazione («Siamo il più grande sindacato italiano»), ha rivendicato la capacità di riportare a sintesi unitarie tesi diverse («Tutti siamo stati d'accordo sull'analisi della prima parte del documento») con allusione evidente alla polemica dei metalmeccanici, ha messo paletti al futuro nuovo governo («La Cgil non ci sta ai due tempi, prima il risanamento, poi il resto»), ha condannato senza riserve ma con cifre alla mano, la politica economica condotta dal centrodestra.
Su questo ha molto insistito sbugiardando, senza concedere attenuanti, «il governo che si arroga il diritto di promettere ciò che non ha saputo mantenere negli anni passati». «Qualcuno di noi ha provato a fare una classifica di un eventuale campionato europeo. Aumento della produttività: Italia ultima; crescita della spesa in ricerca: Italia ultima; prodotto interno lordo: ultima; competitività globale: ultima; aiuti alla cooperazione: ultima; esportazioni high tech: terzultima; creatività economica: terzultima; laureati: terzultima; collegamenti ad internet: quartultima», ha elencato suscitando gli applausi della platea. E per dimostrare di non avere pregiudizi ha dato anche la pagella ai singoli comportamenti dei ministri salvando solo il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta.
Ha scoperto il giallo della nuova occupazione, la cifra che il governo sbandiera a dimostrazione della propria attenzione verso il sociale. In realtà non ci sarebbero nuovi occupati, ha riferito l'Ires Cgil, ma solo immigrati che già lavoravano prima e che ora hanno ottenuto il permesso di lavoro. Quanto al decentramento la condizione del Mezzogiorno sta a dimostrare che con questo governo ha dato il peggio di se stesso. Epifani ha proposto un «patto fiscale» tra lavoratori e nuovo governo per risanare e riformare il welfare, il superamento della legge Biagi e dei contratti precari, la centralità del contratto nazionale, l'accantonamento della riforma Moratti, il rilancio di un sindacato forte europeo. Ha detto proprio all'inizio: «Noi riempimmo il Circo Massimo il 23 marzo del 2002, manifestazione che rappresenta anche per le cose dette da Sergio Cofferati in quella piazza, il momento più alto della centralità del lavoro, dei suoi diritti, della sua dignità».
Ma fu una manifestazione organizzata dalla sola Cgil in difesa dell'articolo 18 e contro il patto per l'Italia in quei giorni firmato da Cisl e Uil. E i due leader della Cisl e della Uil, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, hanno storto il naso ricordando che proprio quella manifestazione ha segnato il punto più basso dell'unità sindacale. In un altro passaggio della relazione i due segretari generali sono stati tesi: quando Epifani non si è detto disponibile alla riforma del contratto nazionale a favore del contratto decentrato. Porterebbe, ha aggiunto, senz'altro ad un abbassamento del livello retributivo dei lavoratori.
Il segretario Cgil ha proposto anche un permesso di soggiorno per gli immigrati «in cerca di lavoro», in modo da avviare un censimento e limitare la clandestinità forzata. Oggi parleranno i due segretari di Cisl e Uil e non saranno teneri.