Berlusconi in trionfo nel Congresso semivuoto
WASHINGTON. «L'Occidente è e deve rimanere unito perchè non ci possono essere due Occidenti». Oltre a ribadire le relazioni di profonda amicizia e di gratitudine tra l'Italia e gli Stati Uniti, è stato questo sull'Europa il punto centrale dell'intervento che Silvio Berlusconi ha fatto ieri a Washington, parlando in Campidoglio. Un appuntamento importante che ha avuto bisogno un anno di preparazione, perchè prendere la parola davanti ai membri del Congresso in seduta congiunta è un onore che in tutta la storia americana è spettato finora a meno di cento dignitari stranieri.
«L'Europa ha bisogno dell'America e l'America ha bisogno dell'Europa», ha continuato Berlusconi che, durante i suoi venticinque minuti di discorso, è stato interrotto quindici volte dagli applausi del pubblico. In due occasioni i presenti sono scattati in piedi per sottolineare quanto fossero d'accordo con le sue parole.
Berlusconi ha preseguito affermando che sarebbe politicamente pericoloso e moralmente dubbio se l'Europa desse libero sfogo a desideri di autosufficienza. «Essere in disaccordo con gli Stati Uniti, o ancora peggio, creare opposizione fra Europa e Usa metterebbe in pericolo la sicurezza e la prosperità del mondo intero». E ha aggiunto che la Nato deve rimanere lo strumento per garantire la pace e la libertà, anzi è necessario rinvigorire il ruolo del Patto Atlantico che passa da strumento di difesa a uno di sicurezza. E a questo proposito Berlusconi ha ribadito il suo appoggio a portare la Russia all'interno della Nato.
Ma chi c'era ieri mattina nel salone del Campidoglio quando alle 11 e 10 il leader della Casa delle Libertà ha preso la parola? Solo una quarantina di posti non erano occupati, eppure di deputati e senatori (su 535) ce n'erano pochissimi. Qualche volto noto c'era. Arriva Hillary Clinton che poi nonnasconderà di essersi commossa. Entra il repubblicano Richard Lugar che stringe la mano al collega conservatore della Pennsylvania Rick Santorum. Fa il suo ingresso Nancy Pelosi, speaker della minoranza democratica alla Camera, che saluta l'astro nascente della politica democratica a Chicago, Barak Obama. Qua e là altri volti conosciuti. C'è il senatore Orrin Hatch molto potente nella commissione per l'intelligence. E c'è il vicepresidente Cheney che, come prevede il suo ruolo, siede alla sinistra di qualunque ospite parli in Congresso. Ma al di là di una manciata di deputati e senatori Berlusconi si è rivolto prevalentemente ai numerosi membri della sua delegazione, venuti dall'Italia, e a più di cento liceali che fanno i volontari al Campidoglio. In giacchetta blu e cravatta regimental a righe i ragazzini sono stati invitati a sedersi in sala per fare il pieno.
«It is an extraordinary honor», ha debuttato il presidente del consiglio parlando in inglese. Ha concluso sempre in inglese con un aneddoto su suo padre che, davanti alle croci di un cimitero di guerra, gli fece giurare di non scordare mai il sacrificio dei giovani americani: «Io - ha detto Berlusconi strappando un facile applauso - non ho mai dimenticato quel sacrificio che ho giurato, mai dimenticherò. Grazie».
Prendere la parola dal podio del Congresso effettivamente è un raro onore, prima di lui riservato soltanto a De Gasperi, Craxi e Andreotti. Qualche minuto in lingua inglese, poi il leader della Cdl è passato all'italiano, lasciando che il pubblico seguisse il discorso attraverso il testo di nove pagine che era stato distribuito.
«Siamo riconoscenti agli Stati Uniti per l'alto prezzo in vite umane che continuano a pagare nella lotta al terrorismo», ha detto il presidente del consiglio affermando che la bandiera Usa rappresenta non solo un grande paese ma anche un simbolo di democrazia e libertà. Ripetutamente quando Berlusconi ha usato queste due parole - democrazia e libertà - i presenti lo hanno applaudito. In serata il premier si è trasferito a New York per ricevere il Premio Liberty a bordo della portaerei Intrepid e subito dopo è rientrato a Roma.