Berlusconi contro coop, giunte rosse e toghe
MILANO. Evita lo scontro diretto con i magistrati, parla per due ore con il sorriso sulle labbra e nomina tutti i presenti 'missionari della verità". «Vi batterò lo spadone sulla spalla destra, perchè sulla sinistra non ce la faccio, e di qui al 9 aprile andrete a raccontare che l'Italia non è vero che va male, come dice la sinistra. Dovete raccontare tutte le cose che ha fatto il nostro governo». Silvio Berlusconi apre la campagna elettorale in Lombardia con una manifestazione (circa 10mila presenti) al Palamazda di Milano.
C'è la folla delle grandi occasioni e il Cavaliere gioca in casa, racconta barzellette, paragona Romano Prodi a Bertoldo «perchè - dice - ci ha fatto sapere che non intende accettare le date fissate dalla Rai per il confronto elettorale. E dunque fa come Bertoldo, quel signore che fu condannato ad essere impiccato, ma a cui fu offerta la scelta dell'albero: è ancora li che gira per le foreste di mezza Europa».
Dunque Prodi evita il confronto come Bertoldo evitava l'albero? Allora Prodi è cosi intelligente e scaltro come il Bertoldo dei proverbi? «No - dice il premier - perchè ha chiesto al genio di Aladino di farlo diventare intelligente come Berlusconi, ma quello gli ha risposto che è impossibile».
Il capo del governo alterna battute con attacchi agli avversari e insiste sulla separazione delle carriere in magistratura. Nel mirino del premier c'è sempre 'il sistema costruito dalle sinistre". «Se c'è qualcosa di corrotto in Italia - spiega - è il loro sistema di intreccio fra giunte rosse, cooperative rosse, magistratura rossa e quel partito che è sempre lo stesso». «Escono da una scuola - dice alludendo ai ds - che è sempre la stessa e che ha corrotto le menti di troppi, troppi italiani». Quindi torna su un tema a lui molto caro: le televisioni. «Sono riusciti a stoppare, negli ultimi 15 giorni, le mie apparizioni. Hanno messo il bavaglio al presidente del consiglio. Avevo appuntamenti con sei radio, che però hanno ricevuto messaggi neanche tanto velati. E alla fine si sono scusate, spiegando di non poter fare le interviste perchè altrimenti ci sarebbero state delle conseguenze». Ora Berlusconi fa il verso al manifesto elettorale di Prodi. «Altro che serietà, sarebbe l'inconcludenza e l'impotenza al governo. Per non parlare delle 'frange estreme" di Rifondazione comunista, Comunisti italiani, No global e Disobbedienti che impedirebbero al centro-sinistra di governare, perchè sono i 'partiti del no"».
Il popolo di Forza Italia esulta e Berlusconi invita alla calma «sennò - dice - domani l'Unità titola che mi sono portato i miei masnadieri». Però c'è aria di festa e, per questo, il premier spiega di non voler rispondere «al più alto magistrato (il presidente di Cassazione, Nicola Marvulli) che ha insultato il presidente del consiglio» (il giudice aveva definito quello del premier un 'delirio di persecuzione"). Però sui magistrati, Berlusconi fa una promessa: «Resterò in politica fino a quando non ci sarà una netta separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri. Oggi giudici e Pm bevono lo stesso cappuccino e leggono la stessa 'Repubblica" e 'Unità". Pertanto, se un giudice vuole assolvere qualcuno, deve compiere un vero e proprio atto di coraggio».
Ancora un pensiero alle elezioni. «Altro che scheda elettorale. Con tutti i partiti che ci sono si tratterà di un lenzuolo. E tutti sappiamo come sono piccoli i banchetti dove si appoggia la scheda. Che Dio ce la mandi buona». In platea, in prima fila, c'è il presidente della regione Lombardia, Formigoni. «Nel nostro programma - dice il Cavaliere - c'è l'eliminazione delle liste d'attesa nelle Asl. Lei, Formigoni, avrà l'obbligo di eliminare queste liste d'attesa». I diecimila presenti applaudono e cominciano a saltellare: «Chi non salta, comunista è..». Formigoni, nell'euforia, riesce a rivolgersi a Sandro Bondi per dire: «Già fatto».
Il Cavaliere ora vuol chiudere in bellezza e tira fuori dal suo repertorio una barzelletta: «Violante incontra D'Alema e gli dice: ti racconto l'ultima su Berlusconi. C'è la moglie di Berlusconi che va al suo funerale. D'Alema replica: basta, è già bella cosi».