In freezer 18 milioni di polli

ROMA.Stipati nei magazzini frigoriferi. I polli italiani fanno ogni giorno di più i conti con la crisi dei consumi legata ai timori dell'influenza aviaria e in milioni - oltre 18 secondo le stime della Cia-Confederazione italiana agricoltori - sono già finiti nei congelatori, in attesa di essere venduti sul mercato estero. Una linea di azione che di certo non è in grado di salvare il bilancio avicolo nazionale ma che al momento appare l'unica via di uscita per arginare il crollo delle vendite in Italia. Di questo sono convinti imprese e allevatori del Paese, che di fronte al blocco del mercato made in Italy, sollecitano anche il via al provvedimento adottato dal ministero delle Politiche agricole sullo stanziamento di 40 milioni di euro per il ritiro del prodotto congelato da destinare poi ad aiuti umanitari. Si tratta di una quantità di carni avicole, compresi anche 3 milioni tra tacchini ed altre specie (galline, faraone, anatre e quaglie) oltre ai polli, ha sottolineato la Cia, pari a più di 45 mila tonnellate accumulate dall'inizio della crisi. Congelati in uno spazio che si fa sempre più stretto, tanto che i magazzini a disposizione delle aziende cominciano a scarseggiare e si cercano quelli in affitto. Gli operatori del Banco Alimentare, si offrono per ritirare i polli stoccati e non venduti per distribuirli a cittadini italiani indigenti: «Si parla di aiuti umanitari extra-UE, ma non è prevista una distribuzione all'interno dei confini nazionali. E' lodevole pensare ai poveri del Terzo Mondo, ma non dimentichiamoci degli indigenti che ci vivono accanto», è la considerazione. Secondo il rapporto annuale dell'Istat sulla povertà, nel nostro Paese, oltre sette milioni di persone si trovano al di sotto della soglia di povertà relativa.
I produttori sono in ginocchio. «Ormai - ha spiegato Rita Pasquarelli, direttore generale dell'Una, Unione nazionale dell'avicoltura - il pollo italiano si congela e si cerca di esportarlo all'estero, anche a prezzo disgustosamente basso pur di destinarlo al consumo. Tanto è vero che l'export è aumentato del 20%. Un aumento che tuttavia - ha aggiunto - non risolve la crisi, che non salva il bilancio avicolo nazionale». Oltretutto, ha sottolineato, «la nostra produzione è di alta qualità ed è sicura. Siamo purtroppo costretti all'esportazione anche se il prezzo che ricaviamo è bassissimo. Normalmente - ha aggiunto - si privilegiano i Paesi dell'Unione europea, ma in questo periodo non stiamo disdegnando nessun Paese, comunitario o extracomunitario che sia». Sino ad oggi, ha concluso Pasquarelli, «l'export è andato abbastanza bene perchè negli altri Paesi non ci sono stati cali di consumo come in Italia, in preda a veri e propri attacchi di panico».
Il calo delle vendite ovviamente si ripercuote sui livelli di produzione. Per il momento, ha avvertito la Cia, sono bloccate tutte le operazioni per la riproduzione: cosi vengono distrutte migliaia e migliaia di uova e si arrivano a chiudere gli incubatori per i pulcini. «Con i frigoriferi stracolmi - ha rilevato l'organizzazione - alcuni allevamenti stanno rivedendo i loro programmi produttivi. Non possono, d'altra parte, procedere solo all'immagazzinamento del prodotto». La produzione, ha confermato Veronesi, «è stata ridotta, il calo è intorno al 15-20%».