Le imprese locali verso l'aggregazione
VIGEVANO.Un problema importante delle aziende meccaniche vigevanesi è dato dalla loro dimensione: sono troppo piccole per poter affrontare l'agguerrita competizione sul piano internazionale. E, da anni, l'individualismo aziendale viene indicato dagli osservatori dell'industria vigevanese come un forte limite alla competitività e allo sviluppo. Ora si stanno costituendo tre gruppi di aziende che hanno unito le tecnologie dei processi produttivi. Lo ha annunciato il direttore dell'Assomac, Amilcare Baccini, durnte il convegno conclusivo di ieri del progetto sull'innovazione tecnologica nei prodotti e nei processi, finanziato dal Fondo sociale europeo e dalla Regione. Progetto nato dalla collaborazione tra Assomac, Aeffe (aggiornamento e formazione), Comune di Vigevano e Università degli studi di Pavia per analizzare la situazione del comparto meccano-calzaturiero e individuare delle possibili vie di uscita dalla crisi. Presenti, il sindaco Ambrogio Cotta Ramusino, il presidente di Assomac Giovanni Gaia, il professor Virgilio Cantoni (Università di Pavia), Damiano Nigro (Aeffe): tra gli ospiti, gli assessori provinciali Vittorio Poma e Renata Crotti, il direttore dell'Unione industriali Piero Maccarini e il segretario della Confartgianato della Lomellina, Carlo Ornati. Una delle 'cure" indicate è proprio l'aggregazione tra aziende. «Il mercato è cambiato radicamente negli ultimi anni - ha sottolineato Baccini - Se prima, per un'azienda, essere piccola era un vantaggio, oggi questa dimensione è diventata un ostacolo insormontabile. Ma le piccole aziende, in genere a conduzione familiare, hanno difficoltà oggettive ad aggregarsi tra di loro. Ora sanno che devono cambiare e ci sono aziende che, per la prima volta si stanno parlando in una logica costruttiva. Ci sono state acquisizioni di aziende, partecipazioni, ci sono costituzioni di gruppi, almeno tre, per mettere insieme le tecnologie di processo».
In precedenza, la dottoressa Maria Antonietta Corsico, dell'Assomac, ha presentato il quadro internazionale in cui si colloca il settore meccano calzaturiero, il cui fatturato è sceso dai 450 milioni di euro del 2001 ai 270 milioni di euro del 2004. (d.a.)