Diciamo no allo scontro di civiltà
Il caso dell'ex ministro per le Riforme costituzionali, Calderoli, non è un episodio personale dovuto all'irruenza non controllabile d'un personaggio bizzarro, ma nasce nell'humus del movimento in cui milita che da cinque anni costituisce il puntello più efficace nei confronti degli altri suoi alleati nelle delle grandi regioni padane.
L'ex ministro non agiva in proprio, o perlomeno era in piena sintonia con il vertice del suo partito, dove altri ancor prima di lui avevano suggerito di cavalcare i clamori suscitati dalle vignette su Maometto pubblicate in Danimarca per ricavarne un utile elettorale.
Questo giocherellare in maniera del tutto irresponsabile con lo «scontro di civiltà» incomincia a produrre gli infausti e tragici risultati che erano del resto più che prevedibili.
Ci sono di mezzo undici morti e decine di feriti, il rapporto con la Libia (da cui arriva una grossa parte del metano e del petrolio che utilizziamo) e con tutti i Paesi arabi dell'area mediterranea.
Montezemolo, presidente di Confindustria, ha chiesto subito: «Rispetto per ogni cultura, no a estremismi e intolleranza».
Tomat, presidente di Unindustria di Treviso, le cui imprese superano i 350 milioni di euro in esportazioni verso Marocco, Egitto e Libia, dice rammaricato: «Il fastidio dei partner delle imprese presenti in questi Paesi è alto, soprattutto perché vedono arrivare dall'Italia un atteggiamento conflittuale ingiustificato».
Arriva subito anche un severo richiamo dal capo dello Stato: «Chi governa deve avere comportamenti responsabili. L'Italia rispetta ogni credo».
Dalla Chiesa Cattolica sale una condanna unanime del gesto dell'ex ministro, dall'ufficialità dell'Osservatore Romano, che stigmatizza il gesto «provocatorio» dell'esponente politico, al commento lapidario del cardinal Tarcisio Bertone, Arcivescovo di Genova: «Certe persone andrebbero mandate a fare i lavori forzati in Cirenaica per capire il valore vero del rispetto».
I dirigenti del movimento che si richiama ai celti non sono certi i soli cattivi maestri, lo stesso ex ministro afferma: «Ecco, io difendo la nostra civiltà. Mi associo a tutto quello che ha detto e scritto Oriana Fallaci».
Giocherellano con il fuoco dello «scontro di civiltà» altri cattivi maestri: Oriana Fallaci, Giuliano Ferrara e Marcello Pera, campioni dei neoconservatori all'americana.
Sarebbe meglio usare di più la ragione e costruire incontro e dialogo con i Paesi dell'Islam; come stanno da anni facendo l'Università e l'Istituto Universitario di Studi Superiori di Pavia con progetti di collaborazione e incontro in Tunisia, Palestina, Marocco, Egitto, Libano, Turchia e Giordania. Non vogliamo lo scontro di civiltà, ma l'incontro delle civiltà.
Libertà e GiustiziaCircolo della provincia di Pavia
Ciao, maestra Antonia
regina del ricamo
Oggi siamo tutti un po' più poveri. Abbiamo perso Antonia Guerra, la nostra «maestra», la nostra guida, la nostra mamma. Da tempo era «fuori dalle scene», da quando la malattia l'ha portata prima a chiudersi in casa, poi alla casa di riposo.
Avrei voluto dedicarti più tempo, rimpiango di non averlo fatto, ma c'era sempre altro da fare o impedimenti di altro tipo. Mi consola l'ultimo ricordo che ho di te, sereno, quando per salutarmi hai accennato con le labbra un bacio mentre stavi mangiando.
E i ricordi affollano la mia mente. Da quei primi giorni, anni fa, quando grazie a te mi riavvicinai con entusiasmo al ricamo. E fu subito amore per quell'arte antica e preziosa e per te cosi unica. E le nostre mostre di fine anno, ogni volta tanta trepidazione e tanta soddisfazione e complimenti da parte di tutti. Non si poteva non essere brave con te, cosi esigente e precisa.
«Mi raccomando, lavatevi sempre le mani prima di ricamare!». E le tue lacrime cosi sincere ogni volta che ti dedicavamo una frase, un pensiero di gratitudine. E le uscite a teatro. E le battute, gli aneddoti di quando lavoravi in ospedale.
Era una donna forte la nostra Antonia, ci ha dato tanto, mi ha dato tanto.
Dopo di te non ho avuto più il coraggio di frequentare il corso di ricamo, non mi sembra la stessa cosa.
Il ricordo di te mi accompagnerà sempre e lo stesso sarà per tutte «le tue ragazze».
Aldina Machieraldo Castello,Pavia