«Noi ingannati da tutti» E adesso va in scena la rabbia

CASEI.In sala mensa fa freddo, filtra poca luce, regna l'incredulità. E nella tagliola dei «ma come facevano a non sapere prima...», insieme al ministero e ai politici, finiscono anche le associazioni agricole. Su quel podio creato da Italia Zuccheri per «meeting all'americana», quelli che servono alla motivazione dei dipendenti, è salita ieri mattina la demotivazione dei quasi ex-dipendenti. Protagonista in sala, gremita da coltivatori e lavoratori che si preparano alla cassa integrazione, lo spaesamento di chi non sa più da che parte andare. E da che parte prendere. «Siamo gente che ha mutui da pagare e figli da mantenere...». Al termine del summit in prefettura dell'altroieri, Casei ha chiesto e ottenuto l'impegno dell'azienda per le spese di bonifica ambientale e di riconversione dell'area. Di altre certezze nero su bianco, al momento, non sembrano essercene. Al tavolo dei relatori il coraggioso sindaco di Casei, Giancarlo Foschi, ma anche gli esausti Marco Villanie Orlando Ceccolin(Rsu zuccherificio) insieme a un disilluso Giuseppe Stella(rappresentante del mondo agricolo). «Il vertice in prefettura - ha raccontato il sindaco - si è aperto con la dotta esposizione dell'amministratore delegato d'Italia Zuccheri, Daniele Bragaglia. Del nuovo impianto, quello per il bioetanolo, abbiamo visto soltanto tre disegni. Per il progetto, in collaborazione con Coprobi, si dovrà aspettare l'11 marzo. Dovrebbero vedere la luce una distilleria più uno spazio per la logistica, in funzione 365 giorni l'anno su tre turni giornalieri. Uno stabilimento del genere - continua Foschi - potrebbe riassorbire 53/54 occupati. Altri 12/15 potrebbero essere impiegati all'interno della sala confezioni e per la logistica». Una prospettiva che fa paura a Casei. «Tanto per cominciare - commenta il sindaco - perderemmo molti posti fissi, assisteremmo alla totale scomparsa degli stagionali e del facchinaggio. A conti fatti la riconversione manterrebbe solo il 25 per cento della forza lavoro iniziale. I tempi previsti per la trasformazione dell'impianto? Un anno di pratiche e altri due per rendere pienamente operativo lo stabilimento». Un piano che non ha convinto gli agricoltori: «Hanno abbandonato giustamente il vertice - ha concluso il sindaco Foschi - perché non si sono sentiti considerati. Avevano chiesto una sospensione, ma la controparte ha fatto finta di nulla...». Mentre l'Amministrazione casellese lavora a pieno regime e chiede aiuti per riuscire a creare nuova occupazione entro fine anno, i lavoratori dello zuccherificio e il mondo agricolo s'interrogano. «Da cittadino italiano e da europeo ritengo d'aver ricevuto una mazzata che ricorderò a lungo - ha detto Giuseppe Stella -. Volevamo un tavolo senza la proprietà per fissare le regole e le garanzie in vista della riconversione. Scriveremo ai presidenti nazionali dei bieticoltori (Anb, Cnb e Abi) per chiedere se e come siamo stati tutelati. Procederemo poi su due filoni, cioè sul piano civilistico e amministrativo, perché il nostro scopo primario rimane quello di continuare a produrre zucchero». Schierata al fianco del mondo agricolo anche l'Rsu dello zuccherificio. «Produrre zucchero è qualcosa di obsoleto secondo Bragaglia - ha ricordato Ceccolin -. I francesi, invece, continuano a farlo e sono cosi abili politicamente d'aver ottenuto di produrre sia zucchero che bioetanolo. Se avessero voluto, tutti sapevano di dover andare a Bruxelles a trattare molti anni fa».
Renzo Chiappediha chiuso il cerchio: «Mi fischieranno? Non m'importa. Le nostre associazioni agricole dicono di voler intentare un'azione civilistica... per me sono solo parole. Perché nessuno si è mosso prima? Come mai nessuno parla della drastica perdita che subirà il valore fondiario dei nostri terreni? Che effetto avrà la riforma sulle importazioni? Tra poco arriverà l'Ocm vino. E se usassero gli stessi metodi? Agricoltori, non lasciamoci più mettere in fila! Nel 1999 avevano già fatto un piano per portare a quota zero la nostra zona».
Emanuele Bottiroli