Cilavegna, il dialetto lo parla un ragazzo su 60
CILAVEGNA. 'Scusà" tradotto scossa anziché grembiule. 'Mugnàga", l'albicocca, è stata interpretata da molti come parola attinente al mulino. L'italiano la fa da padrone alla scuola media di Cilavegna: i dati emergono da un'inchiesta svolta per il progetto 'Archivio delle voci" dagli etnografi vigevanesi Marco Savini e Maria Antonietta Arrigoni. I risultati sono lo specchio reale della graduale perdita di conoscenza del dialetto da parte delle giovani generazioni: un fenomeno che va di pari passo con la forte immigrazione, i matrimoni «misti» e l'indiscusso predominio dell'italiano nei mass media.
«Abbiamo individuato un solo ragazzo veramente dialettofono su circa 60 alunni intervistati - comunicano Savini e Arrigoni -. Dalla sua intervista è risultata una buona conoscenza del dialetto locale, anche in termini abbastanza desueti, ma sono, come è ovvio, emerse voci italianizzate. Il motivo del fortissimo calo di giovani che si esprimono in dialetto è dovuto principalmente alla rapida trasformazione della società lomellina».
I due ricercatori fanno parlare i dati, in particolare le zone di origine di nonni e genitori. Fra i nonni solo il 7.5% è originario di Cilavegna, il 15.4% proviene da altri paesi lomellini e il 15.8% dalle regioni del Nord-ovest. La maggioranza è invece nativa del Sud (43%) e del Nord-est (15.8%); il 2.6% è relativo ai nonni nati all'estero.
Fra i genitori il quadro si ribalta: il 61.2% è originario di Cilavegna, della Lomellina o del Nord-ovest. Il 29% di mamme e papà è nato a sud di Roma, mentre il 5% all'estero; solo il 4.1% nel Triveneto.
«E' un ribaltamento solo apparente: è chiaro che un genitore nato da un papà meridionale non possiede una perfetta conoscenza del dialetto di Cilavegna o della Lomellina - aggiunge Savini -. Va anche detto che la società rurale era monolingue: tutti in campagna si esprimevano in dialetto, che ha iniziato a subire i primi contraccolpi con il processo di industrializzazione e, ultimamente, di informatizzazione». I due etnografi, autori di numerosi libri sulla cultura e le tradizioni orali della Lomellina, hanno invitato gli alunni a tradurre alcune parole.
«In totale si è ottenuto il 45% di traduzioni corrette dal dialetto all'italiano e solo un terzo di trascrizioni esatte dall'italiano in dialetto - concludono -. C'è stata anche una rilevante percentuale di italianizzazioni nella traduzione in dialetto quando la radice non era comune: per esempio, 'fragula" anziché 'magiùstra" per fragola, o neve data come 'nev" anziché 'fiòca"».
Un ultimo dato significativo: i pochi adolescenti che conversano nella parlata locale si rivolgono in larghissima parte ai nonni e agli anziani del paese. Con i genitori e i coetanei regna l'italiano.
Umberto De Agostino