Berlusconi: via Calderoli dal governo
ROMA. Una strage, si parla di 11 morti. Manifestanti uccisi a Bengasi, in Libia, dalla polizia nei disordini scoppiati davanti al consolato italiano, dove una folla minacciosa si è concentrata per protestare contro Roberto Calderoli, il ministro leghista che indossa e esibisce magliette con le vignette su Maometto.
Il bilancio è ancora incerto e provvisorio. Tutti incolumi i sei italiani asserragliati nel consolato. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi però ne trae le conseguenze e chiede le immediate dimissioni del ministro, dopo che il centrosinistra le aveva invocate a gran voce. Nel timore di nuove proteste, il ministero dell'interno italiano ha predisposto per oggi misure di sorveglianza in tutto il paese.
Bengasi è diventata per un pomeriggio un campo di battaglia. Oltre un migliaio di manifestanti decide di trasformare un corteo di protesta in un assalto al consolato italiano: arrivano circondati dalle forze dell'ordine e danno fuoco a tre o quattro auto dei funzionari della missione diplomatica, tra cui quella del console Giovanni Franco Maria Pirrello. Ma la polizia non intende tollerare. Mentre vengono sfasciati i vetri del piano terra e si cerca di appiccare fuoco al palazzo e di forzarne l'ingresso, gli agenti mettono in salvo tutti i funzionari della missione, poi partono per reprimere i manifestanti. Usando le armi. Secondo l'ambasciatore italiano a Tripoli, la manifestazione non sarebbe specificamente contro Calderoli, ma di protesta generica per le vignette contro Maometto.
A tarda sera è ancora tesa la situazione attorno al consolato italiano di Bengasi. Un funzionario di nazionalità non italiana rimasto all'interno ha raccontato che la polizia libica sta cercando a fatica di tenere sotto controllo la situazione dopo gli scontri fra polizia e dimostranti, che avrebbero causato diverse vittime. «Stanno cercando di sfondare la porta al pianterreno, mi trovo al primo piano, sento che fuori sparano», ha detto per telefono ad un'agenzian di stampa.
Le notizie arrivano a tarda sera in Italia. Berlusconi prima dice che spera che le notizie siano meno gravi. Poi deve prendere atto della situazione e chiede pubblicamente a Calderoli di andarsene. «Credo che Calderoli sia tenuto a dimettersi immediatamente», dice ai cronisti, lasciando la cena degli imprenditori a Perugia alla volta di Roma, dove rientra per seguire gli eventi. «Ho sentito anche Bossi», aggiuge. E a chi gli chiede se anche lui condanni le parole di Calderoli, Berlusconi risponde: «Come si potrebbe fare altrimenti?. Dall'inizio - dice il premier - è venuta una colpevole leggerezza. E' sempre necessario valutare come le nostre azioni politiche possono essere interpretate all'estero».
Intanto il governo corre ai ripari. La prima misura è l'immediato potenziamento della vigilanza nelle sedi istituzionali in Italia, comprese quelle dei partiti politici, e degli uffici diplomatici all'estero. La notizia dell'assalto al nostro consolato di Bengasi preoccupa il governo e indigna l'opposizione, che già da giorni aveva chiesto le dimissioni del ministro. «Questa tragedia dimostra la totale insipienza, superficialità e leggerezza dei nostri governanti che hanno trasformato in barzelletta quello che era un rischio gravissimo», sottolinea il capogruppo Ds alla Camera, Luciano Violante, che sembra dubitare delle reali intenzioni di Berlusconi: «E' indispensabile che Berlusconi faccia dimettere Calderoli e lo faccia seriamente, non per scherzo».
E Calderoli? Il ministro minimizza. «Ma stiamo scherzando? Attentati e violenze di matrice islamica sono cominciate molto prima di qualunque maglietta. Sono preoccupato per la situazione generale, viste le minacce contenute in un'intervista a un giornale tedesco del figlio di Gheddafi a tutta l'Europa. Una minaccia precedente la mia maglietta che voleva essere proprio una segnalazione del rischio che proviene da quel mondo». A Bengasi invece, le esternazioni del ministro «padano e cristiano» scatenano una reazione durissima. Berlusconi prende le distanze dal ministro e ripete che «il governo è stato assolutamente chiaro ed è in disaccordo, in disaccordo totale».
Ma non la pensa come lui l'opposizione: Giovanna Melandri (Ds) e Pierluigi Castagnetti (Margherita) sono i primi a chiedere apertamente le dimissioni del ministro, e a sostenere che la presa di distanze di Berlusconi è troppo poco.
A.G.