Flessibilità senza regole l'arma dei cinesi
VIGEVANO. Non è il prezzo a fare la differenza, è la flessibilità: le giunterie si mettano il cuore in pace. Ieri le orlatrici vigevanesi hanno accusato le giunterie cinesi di concorrenza sleale e hanno chiesto aiuto alla guardia di finanza e all'ispettorato del lavoro, oggi i calzaturifici difendono il lavoro delle immigrate con gli occhi a mandorla. «I negozianti ci chiedono le scarpe il lunedi per il venerdi - spiegano alcuni imprenditori vigevanesi - e solo con i cinesi riusciamo a rispettare i tempi di consegna perché dopo 24 ore ci portano le tomaie cucite, mentre gli italiani ci mettono due o tre giorni. Se poi lavorano di notte non è un problema nostro». Come dire che se vuoi resistere sul mercato devi accettarne la mancanza di regole.
Chi lavora con le giunterie cinesi preferisce non farlo sapere. «Mi fanno risparmiare in media un euro al paio, ma sono soprattutto i tempi a contare - spiega un imprenditore - . Noi facciamo 40-50 paia al giorno e loro sono gli unici a riportarmi le tomaie in 24 ore, una necessità quando ti lasciano cinque giorni tra l'ordine e la consegna della merce. E' come quando maturano le ciliege sulla pianta: se non fai in fretta a coglierle gli uccelli te le mangiano». Le orlatrici vigevanesi sono convinte che i cinesi lavorino di notte nonché nei week-end per rispettare questi tempi. «Sta a loro decidere quando lavorare, noi controlliamo che siano iscritti alla camera di commercio e che ci rilascino la fattura». «Abbiamo a che fare con i cinesi da almeno quattro anni - spiegano in un altro calzaturificio - . All'inizio c'era molta differenza di prezzo, ora ce n'è meno. Noi però non ci sentiamo degli sfruttatori perché abbiamo controllato dove lavorano e non c'erano minori». Il segretario della Confartigianato, Carlo Ornati, ha proposto la creazione di un bollino etico per le aziende che rispettano i diritti dei lavoratori: «Non sta a noi decidere di verificare se qualcuno fa il furbo, sta allo Stato - spiega un terzo imprenditore - . Quello che le giunterie non dicono è che gli italiani certi sacrifici non li vogliono più fare mentre nel nostro lavoro ci sono mesi in cui dovresti lavorare 12 ore al giorno».
Non tutti però utilizzano i cinesi. «Offerte di quel tipo ne abbiamo ricevute, ma le abbiamo scartate perché non sarebbero in grado di garantirci la qualità che cerchiamo - spiega Bruno Re, titolare del calzaturificio Re Marcello - . I cinesi vanno bene per chi fa produzioni standardizzate, cioè non più di 20 modelli l'anno, noi arriviamo a 200». «Non faccio uso di giunterie perché ho una produzione piccola, ma mi sembra che sia il solito problema di sempre - spiega il 54enne Giorgio Dainese del calzaturificio Futura - . I calzaturieri vigevanesi non hanno mai fatto gruppo: prima portavano le tomaie nelle Marche, poi in Romania, ora per risparmiare le fanno cucire ai cinesi. Il codice etico è giusto, ma difficile da applicare perché qui si fa la gara ad abbassare i costi per restare sul mercato fregando gli altri. Più che il codice etico potrebbero servire la Finanza e gli ispettori del lavoro».