Violenza sessuale: «Luca è innocente»

SANTA CRISTINA. L'inchiesta è chiusa: ora si andrà a processo. Sarà il dibattimento pubblico (almeno in parte), sarà il contraddittorio tra le parti a far emergere la verità sul caso di Luca Ramaioli, il giovane di Santa Cristina accusato di aver molestato, in un caso gravemente, due giovani donne nel Piacentino nel mese di agosto 2005. Finito in carcere a settembre, Ramaioli (difeso dall'avvocato Fabrizio Gnocchi di Pavia) è stato poi scarcerato. E vuole difendersi, certo di poter dimostrare la sua innocenza. Sua madre Danila Cortinovis ne è cosi certa che ieri ha lanciato un appello rivolto al «vero colpevole».
La madre di Luca Ramaioli ci ha pensato su prima di leggere questo appello, lo ha «limato» in modo da riuscire - per quanto si tratti un'impresa ardua - a toccare il cuore «del vero colpevole». Che se davvero esiste, ce lo dirà il Tribunale, difficilmente avrà voglia di costituirsi. Lei, tuttavia, ci spera ancora. E, lentamente, legge questo appello rivolgendosi al presunto responsabile: «Luca è innocente e tu lo sai. Lo sai perfettamente, come lo sappiamo tutti noi che lo amiamo: la sua famiglia ed i suoi amici. Lo sai perfettamente perché sei stato tu. Luca è innocente e io ti prego di dire la verità. Non so perché tu l'abbia fatto, probabilmente non lo sai neppure tu, hai sbagliato, si, ma non sei un mostro: infatti ti sei fermato, hai tentato la violenza senza portarla a termine, poi ti sei ripreso, hai chiesto scusa alla signora e sei fuggito. Non sei un mostro, ma lo diventeresti se non dicessi la verità, se lasciassi che un innocente fosse accusato per una colpa non sua. Diventeresti un mostro, perché stai distruggendo la vita di una persona e di tutta la sua famiglia. Dal giorno in cui questo dolore ci è piombato addosso, noi tutti abbiamo smesso di vivere per causa tua, solo tua. Non credere che io esageri, nessuno lo creda, perché veramente questo è un dolore paragonabile alla morte, e soprattutto chi è gemitore può capirmi. Sono una mamma che grida aiuto per un figlio amato e rispettato che lavora e vive serenamente travolto da un simile evento, portato in prigione, finito sui giornali, accusato di un reato non commesso. E sulla tua coscienza peserà per sempre la distruzione di una persona e della sua famiglia, e questo è come uccidere. E chiunque, pur sapendo la verità o parte di essa, o avesse anche solo un dubbio e tacesse, sarebbe tuo complice in questo delitto. Qui chiudo, ringrazio il giornale che mi ha ospitato ed esprimo la mia solidarietà alle signore molestate: reati per i quali mio figlio innocente sta rischiando il carcere».
Resta un fatto a carico di Ramaioli: le due donne, entrambe molestate a Sarmato (Pc) mentre facevano jogging - la prima aggredita, la seconda oggetto di un gesto di esibizionismo - lo avevano riconosciuto. A suo favore il fatto che i fatti contestati sono avvenuti in un orario incompatibile con quello del suo lavoro. E' davvero uno di questi casi, complessi e difficili da verificare, che può risolvere solo un processo in Tribunale. (f. ma.)