Cosi l'armata cinese «uccide» il mercato

VIGEVANO. «I cinesi lavorano anche di notte e a prezzi impossibili per noi, e le aziende sono conniventi: solo la finanza ci può salvare». A lanciare l'allarme sono le giunterie vigevanesi, quelle rimaste dopo l'invasione delle orlatrici con gli occhi a mandorla. Una volta a Vigevano c'erano in ogni angolo, ora nell'elenco del telefono trovate solo 15 giunterie. «I cinesi sono capaci di fare 100 paia dalla sera alla mattina, a prezzi inferiori ai nostri e con tanto di fattura - racconta la titolare di una delle giunterie italiane rimaste - . Chi fa cosi non può essere in regola, non ci vuole molto a capirlo. Un ispettore del lavoro mi ha chiesto di denunciare i casi sospetti, ma ho paura di ritorsioni. Perché non intervengono le forze dell'ordine»?
«Ci sono calzaturifici che hanno tre o quatto giunterie cinesi - spiegano le responsabili delle giunterie, nessuna delle quali ha voluto che il proprio nome venisse pubblicato per paura di ritorsioni - . Da quando ci sono loro questi calzaturificio fissano il prezzo e non ti lasciano scelta: o ti accontenti o perdi il lavoro. Un esempio? Cucire uno stivale in un'ora e mezza costa 10-11 euro, a me ne danno meno di 4 euro». «Il mio fatturato - racconta una collega - è diminuito dell'80%: continuo a lavorare solo perché mi mancano due anni alla pensione, altrimenti chiuderei». «I cinesi - aggiunge un'altra - in due giorni fanno tutto, cioè tagliano la pelle, cuciono le tomaie e restituiscono le scarpe pronte per la spedizione. E lo fanno a colpi di 100-200 paia per volta».
Secondo le giunterie i calzaturifici hanno altri vantaggi da questa situazione: «I cinesi aspettano anche quattro mesi per essere pagati e soprattutto rimborsano tutto se rovinano il lavoro, anche quando sbaglia il calzaturificio».
I racconti di queste donne si somigliano un po' tutti. «Quando un'azienda mi ha chiesto di rinunciare a 2,50 euro al paio per essere ancora loro fornitore - racconta un'altra orlatrice - ho risposto che devo pago le tasse, io, e ho rifiutato». Secondo le giunterie vigevanesi i cinesi hanno un solo segreto: «I titolari sono in regola, i lavoratori no. Se prendi meno di 2 euro per cucire le scarpe non puoi esserlo. Come fa lo Stato a non accorgersene»? «Un'orlatrice cinese - racconta una collega vigevanese - mi ha spiegato che per loro è normale lavorare di notte. Eppure dubito che si arricchiscano perché comunque hanno costi fissi e fanno anche le fatture. Alla fine i cinesi fanno un favore alle aziende e condannano noi e se stessi alla fame». Qualche giunteria questo problema non ce l'ha. «Le aziende che fanno scarpe di alta qualità non utilizzano i cinesi perché mediamente la loro qualità è inferiore alla nostra - racconta la titolare di un'altra giunteria - . Temo sia solo un problema di tempo: prima o poi i cinesi diventeranno più abili e saranno dolori per tutti». Per la loro la crisi è solo posticipata.
Le prime giunterie cinesi sono arrivate alla fine degli anni Novanta, ma non si sono ancora radicate in città: «Di certo almeno un paio hanno i laboratori qui - spiega una vigevanese - ma molte vengono dal milanese». Come dire che la Cina ce l'abbiamo già in casa, altro che dazi contro le importazioni.
Si può fare qualcosa? «La guardia di finanza e l'ispettorato del lavoro dovrebbero controllare le ditte cinesi. Sono iscritte alla Camera di commercio, non è difficile trovarle, serve la volontà». Qualcuna però ha perso la fiducia: «Ho denunciato alla finanza quattro laboratori cinesi - racconta una orlatrice - ma dopo ne sono spuntati altri. Sono come i funghi».