Accesso vietato al quartiere a luci rosse
PADOVA.Divieto d'accesso di notte per le auto dei clienti «in visita» al quartiere a luci rosse: è il provvedimento che la giunta comunale di Padova si appresta ad adottare entro febbraio per limitare il fenomeno della prostituzione in zona Pescarotto, nei pressi della fiera. Sono stati gli stessi residenti ad invitare gli amministratori locali a porre un freno al proliferare di appartamenti nella zona - ne sono stati censiti 127 - utilizzati dalle lucciole per accogliere i loro clienti. «Abbiamo pensato a lungo a cosa fosse meglio fare - spiega Ivo Rossi (Verdi), assessore alla mobilità - e abbiamo ritenuto che fosse il caso di utilizzare misure deterrenti innovative a titolo sperimentale». Dalle 22 alle 5 di ogni giorno della settimana l'accesso a via Confalonieri, la strada lungo la quale si concentra il maggior numero di appartamenti, sarà limitato ai soli residenti. Per i contravventori è prevista una multa di 71 euro. In più, per rendere ancor meno agevole l'ingresso nel quartiere dei non residenti, si è pensato di introdurre dei sensi unici e dei percorsi obbligati che riducano di fatto a due le strade di accesso alla zona. Con queste misure, la giunta conta di bloccare l'esodo dal quartiere dei residenti e il calo in picchiata dei prezzi delle abitazioni, ritenute non più appetibili dai padovani.
«Il provvedimento che abbiamo deciso di adottare è contro il disturbo alla quiete pubblica, non contro la prostituzione», precisa il sindaco di Padova, il diessino Flavio Zanonato. «La forte concentrazione di appartamenti in cui si svolge attività di prostituzione - aggiunge Zanonato - provoca un continuo andirivieni di auto dei clienti per tutta la notte. Questo impedisce ai residenti di dormire». «La misura - prosegue - è comunque un palliativo, siamo i primi ad ammetterlo. Il problema è che oggi non esistono strumenti legislativi che permettano ad un'amministrazione locale di affrontare diversamente situazioni come quella creatasi a Padova».
Una soluzione estemporanea, insomma, ammette Zanonato, «che cerca di compensare le carenze di un sistema giuridico fermo alla prostituzione com'era cinquant'anni fa».