«Don Andrea è un martire, sarà beato»
ROMA. Don Andrea Santoro è già un martire cristiano. «Fin da adesso sono persuaso che nel sacrificio di don Andrea ricorrono tutti gli elementi costitutivi del martirio cristiano». Cosi ieri mattina, il cardinale vicario di Roma Camillo Ruini ha annunciato l'intenzione di aprire la causa di beatificazione del sacerdote.
Il sacerdote di Priverno è stato freddato da due colpi di pistola domenica scorsa nella sua chiesa a Trebisonda, in Turchia. L'annuncio di Ruini è stato accolto dal lungo applauso dei fedeli, una folla di cinque-seimila persone che ha riempito la basilica di San Giovanni in Laterano e ha continuato ad affluire nella piazza antistante per tutta la mattinata. Occhi lucidi, rispettoso silenzio, mazzi di fiori e il bisogno di dire addio a quel prete che, come ha sottolineato il presidente della Cei, «aveva preso tremendamente sul serio Gesù Cristo».
Seduta ai primi banchi, l'anziana madre sorretta dalle figlie, che - ha ricordato Ruini nell'omelia - hanno già perdonato l'assassino. La commozione, percepibile per tutta la funzione, è letteralmente scoppiata nel secondo, lunghissimo applauso. Quello che ha accompagnato l'uscita del feretro. Portata in spalla da sei parroci romani, la bara di legno chiaro ha attraversato la navata centrale, mentre un coro scandiva le parole 'viva don Andrea". La salma riposerà al Verano, nella tomba dei parroci di Roma.
Tra tanta gente comune, molte autorità dello Stato. Il presidente della Repubblica Ciampi, impegnato a Torino per l'apertura dei Giochi, in un messaggio letto dallo stesso Ruini, ha espresso «sdegno per l'efferato assassinio» e ribadito la necessità di «un lucido impegno volto allo sradicamento delle cause che alimentano la violenza». Solo «perseguendo la via del reciproco rispetto tra culture sarà possibile impedire che l'odio prenda il sopravvento».
In prima fila, i presidenti di Camera e Senato, Pier Ferdinando Casini e Marcello Pera, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Presenti anche numerosi esponenti di maggioranza e opposizione. «Spero che questo sacrificio rappresenti un legame di pacificazione, che aiuti la comprensione e non dia un ulteriore impulso alla divisione», ha ribadito Romano Prodi che, con una scelta inconsueta, ha evitato l'area riservata ai politici e si è mischiato alla folla commossa, stupendo innanzitutto gli addetti alla sicurezza. Nel segno di dialogo tra le religioni va letta la presenza del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni. Vicino a lui il leader della Margherita Rutelli, il ministro per gli italiani nel mondo, Tremaglia, e molti altri ancora.
Mentre Roma dava l'ultimo saluto a don Andrea, a Trebisonda i governatori provinciali della regione del Mar Nero hanno partecipato al summit sulla sicurezza convocato dal ministro degli Interni turco, Abdulkadir Aksu. «L'attacco a un sacerdote italiano - ha detto il ministro - è un atto contro la stabilità del Paese».