«Ormai in Italia per farsi ascoltare bisogna fermare una provincia...»
CASEI.«Vede...questa è l'Italia, il Paese in cui si deve bloccare l'autostrada per fare in modo che la politica si accorga che ci sei»: il signor Roberto è uno dei tanti automobilisti che hanno pagato lo scotto di rimanere imbottigliati nel traffico. L'occupazione del casello di Casei Gerola dell'A7 (Milano-Genova) ha costretto molti a disdire appuntamenti, a cambiare percorso, a trascorrere una giornata di autentica passione. Sono le 10.30 quando un automobilista esasperato allarga le braccia e dice sconsolato: «Passino le giuste ragioni dei manifestanti ma, c..., lavoriamo anche noi!».
Se di solito percorrere la distanza Voghera-Pavia su strada normale è difficile, ieri è stata un'odissea. Basta un esempio per capirlo: un gruppo di tecnici, partito da Milano intorno alle 10 a bordo di un furgone, è arrivato a Voghera esausto intorno alle 13.15.
«Siamo troppo in ritardo per riuscire a svolgere il lavoro che avevamo in agenda in zona e troppo spaventati per pensare di tornare indietro con questo casino...». Se l'intento dei bieticoltori era quello di farsi sentire, ce l'hanno fatta. E' il dazio della protesta. «Non è giusto chiudere le autostrade, ma ormai è l'unico modo per vedere una troupe nazionale di giornalisti dedicarsi ai problemi veri di una provincia che non conta più niente. Ho potuto seguire la questione solo grazie al giornale locale. E' un Paese che va al contrario - commenta la signora Carla al volante della sua utilitaria -. Come ho sentito dire da un cabarettista, abbiamo metà mondo politico incapace e l'altra metà capace di tutto. Possibile che l'unico polmone occupazionale della zona rimasto sano debba morire perché un'azienda vuol fare cassetto?». Da un autotrasportatore il commento finale a una giornata di passione sperando che tolti i blocchi torni la serenità a chi lotta per il proprio posto di lavoro: «Attenzione, cari agricoltori, perché a passare dalla ragione al torto s'impiega un minuto... noi per arrivare da Pavia abbiamo impiegato tre ore». (e. b.)